Uno sguardo dal picco

"Ripresa" - Caro diario, dopo il naufragio di due anni fa, finalmente la terra è in vista...
xx
@9 karagounis78
la permacultura e' una soluzione per chi lavora nei campi, gli altri faranno la fame in citta', perche' e' questo cio' che li attende abitando li.
Perche' pensi che Roma si fosse svuotata mentre l'impero romano si disfaceva?
Perche' era diventata una trappola mortale e chi ci abitava aveva due scelte: se morirvi di fame o di stenti. Chi era furbo se ne era gia' andato da tempo.
Pensi che il destino di Milano, Roma e delle altre grandi citta' sia differente? Adesso e' anche peggio: con il mix di inquinamento, cemento e sovrappopolazione che ci ritroviamo il disfacimento sara' molto piu' accelerato.
Non ci sono le risorse per mantenere in vita 60 milioni di abitanti di cui almeno un 7.5% nemmeno italiano. Che destino pensi che che attenda tutto questo eccesso di persone concentrato in citta'?
E' ovvio che la permacultura non li terra' in vita, nulla li potra' tenere in vita e quindi periranno orribilmente, come succede a tutte le specie che hanno saturato il proprio ambiente.
Tutte le volte che ci penso mi vengono i brividi.
@11 medo
Bla, bla, bla..ma non hai argomentato contro neanchè una cosa di quello che ho scritto (tra l'altro molto in fretta e con molti errori)
@ 12 Karagounis
Fantascienza? In realtà nei Paesi più sviluppati è una realtà abbastanza diffusa (questo esclude l'Italia) a meno che non abbiano terreni estesi per centiniaiao di km in piano e con il sole perfetto (e tanta chimica).
Qui un esempio, ed è anche chiaro quanto potrebbe essere automatizzato facilmente sebbene le immagini sembrino vecchiotte (non ci sono informazioni né del periodo né del luogo)
@Karagounis
Certo che partire con tali propositi non giova. Cioè uno da un lato vuole restare in pieno centro urbano ma dall'altro vorrebbe che coltivando su terrazzi e tetti possa poi continuare il solito tran tran... Ma che c'azzecca?
Uno deve scegliere: o morire (in città) o morire (in campagna). Sono solo morti differenti, nei modi, nei tempi, nello spirito di ri-scoperta o ri-conferma che si va ad incontrare, oppure no, giorno dopo giorno.
Ti parla uno che vive metà del tempo in città e metà del tempo ad anni-luce dalle alte concentrazioni antropiche. E che ancora non si è deciso su quale tragedia scegliere.
@11
Io sulla cultura idroponica non ho nulla da ridire, anzi. Gli scrittori da fantascienza sono decenni che ne parlano e la pensano come il futuro per un'umanità in crescita ed affamata. Certo l'idroponica porta alla standardizzazione: tutti pomodori saranno uguali, stesso gusto. Alla faccia delle differenze geografiche stile slow food. Sinceramente non se la voglio...
In fondo tutti noi che scriviamo qui siamo potenzialmente braccia rubate all'agricoltura. Certo dipende cosa le ha rubate: un ingegnere serve sempre, come il prezzemolo, altri mestieri sono più dubbi.
Surak 2.0, io non so chi sei e dove vivi e che attività tu faccia ma sull'agricoltura moderna, tradizionale, sperimentale, et cetera, devi farti un grosso ripasso. Ma grosso grosso.
Non offenderti, essere ignoranti o riparare alla propria malinformazione (non sempre colpa nostra) è solo una opportunità di migliorarsi ancora. Tanto nessuno sa chi sei, nome e cognome, non offenderti se ti riprendo ma la cosa li' su snobismo, idroponia, permacultura, etc è proprio una visione distorta del reale...
Sì, in effetti di braccia rubate all'agricoltura ce nesono tane..basta leggere i commenti precedenti ;-)
Per esempio:
uno dice "ci si spezza la schiena nei campi"
un altro esce con "Mica vero, vedi la permacultura"
Esce tutto un dibattito di ciance, trannè che se uno va a guardare cosa sia la permacultura altro non è che "spezzarsi la schiena nei ca,mpi ma con il mignolino alzato in stile snob".
Almeno aveste parlato di "coltura idroponica" dove le vache possono essere collocate pure ad altezza umana e non c'è terra nè sporco e i principi nutritivi sono sfruttati a quasi il 100%, ed invece esce la solita propaganda di chi ama una nuova "grande idea" di moda.
Se la permacultura non può sostenere chi non lavora nei campi, come fa ora l'agricoltura intensiva, allora non sarà certo la soluzione. Dove coltivo i cavoli in città? Sul balcone? Bastano appena per sopravvivere.
@7 Certo che la rivoluzione non la si fa dalla poltrona, ma io non credo che la gente vorrebbe tornare forzatamente indietro di cent'anni dopo aver assaporato cosa può regalare un certo di tipo di sviluppo economico. Sai poi che disparità tra chi lavora nei campi e chi invece lavora nel terziario?
@karagounis
"glielo dici tu alle future generazioni che il lavoro da impiegato, al caldo in ufficio è finito, e devono svegliarsi alle 5 del mattino e spezzarsi la schiena? Vediamo se non ti fanno la rivoluzione!"
Perchè, la rivoluzione si fa in poltrona alzandosi a mezzogiorno invece?
@Michele, Federico
la permacultura e' in discorso decisamente interessante, sono convinto che abbiate ragione entrambi e qui di seguito ecco il mio perche':
la permacultura e' un modo di impostare la coltivazione che tra le altre cose cerca di ridurre l'energia necessaria per raggiungere il risultato. Possiamo dire che la permacultura cerchi di aumentare l'EROEI facendolo in modo sostenibile sul medio / lungo periodo. Sotto un altro punto di vista, la permacultura si avvicina relativamente alla mia definizione di agricoltura di sussistenza: e' evidente come senza macchine l'area massima coltivabile tramite il lavoro dell'uomo sia comunque molto ridotta rispetto all'attuale. Con la permacultura, IMHO, fai qualcosa di molto simile a quello che si faceva con la transizione tra cacciatori/raccoglitori e agricoltori, sicuramente non ci fai agricoltura commerciale.. non da solo. E sicuramente non ci si arricchisce.
Una agricoltura commerciale senza petrolio e senza macchine richiede comunque una quantita' mostruosa di manodopera umana sottopagata.
La questione permacultura quindi funziona per prodursi il proprio cibo in modo sostenibile e su minimi appezzamenti, direi proprio che non puo' funzionare pertenere il piedi una *azienda* agricola senza fare comunque una fatica immonda e senza altra manodopera esterna.
Diciamo che la permacultura e' la versione 'radical-chic' dell'agricoltura di sussistenza e che sicuramente ha un grande potenziale per ridare un lavoro e una vita a tutte quelle braccia rubate all'agricoltura che un lavoro non ce l'hanno.
Poi, quando questi scopriranno di dover rinegoziare il loro stile di vita si aprira' un'altro discorso.
@4
Michele,
ti assicuro che la permacultura è un sistema di progettazione...che per quanto possa essere buono, alla fine devi comunque raccogliere, potare, gestire animali ecc...
un pò meno lavoro di una fattoria tradizionale, ma alla fine si tratta di copiare quello che tutti i bisnonni del mondo facevano già...
la fenomenale capacità umana di usare il cervello per lavorare meno con i muscoli.
fonte: me stesso e il mio progetto di 7 ettari in permacultura.
@ 3
mai sentito parlare di permacultura??
Non esiste solo il modo tradizionale di coltivare, spaccandosi la schiena nei campi o impiegando tonnellate di combustibili fossili!
@1, io non avrei nulla in contrario a vedere più gente nei campi, ma glielo dici tu alle future generazioni che il lavoro da impiegato, al caldo in ufficio è finito, e devono svegliarsi alle 5 del mattino e spezzarsi la schiena? Vediamo se non ti fanno la rivoluzione!
francesco: "Meno produzione totale, ma più di qualità, e soprattutto meno braccia nel terziario e più nei campi...."
Bastava fermarsi agli anni 50-60 e avremmo evitato un sacco di guai; magari staremo ancora viaggiando con Vespe e Lambrette ma credo la qualità complessiva della vita, sarebbe certamente migliore.
...Eh eh ...Il problema è che non siamo sprofondati negli ultimi3 anni perchè abbiamo fatto altro debito : se anche la produzione di greggio mondiale potesse aumentare all'istante di un 3- 4 %, ed il prezzo assestarsi sui 70. l'economia è comunque truccata....Se non si possono nemmeno toccare le buste di plastica, come avevo accennato qualche mese fà, senza creare problemi di fatturato edoccupazionali al settore, capite bene che questo è un modello non solo economico ma anche sociale e di welfare che epr sopravvivere ha bisogno di energia e materie prime a basso prezzo....Mi chiedo : quand'è che perla ricerca energetica e la tutela dei suoli spenderemo quanto per l'edilizia e la cosìdetta salute pubblica ?....Leggevo recentemente Kunstler che poneva l'accento come fosse una assoluta idiozia cercare la massima efficienza nel comparto alimentare : serve invece un sistema resiliente, che possa abbozzare l'aumento dei fertilizzanti chimici od u crollo del sistema dei traporti o l'effeto serra ritornando alle colture autoctone, meno produttive ma più resistenti ed adatte ad ogni singola zona, produzione e consumo locale, fertilizzazione tramite compost ...E cos' via...Meno produzione totale, ma più di qualità, e soprattutto meno braccia nel terziario e più nei campi....
alle 21:56
pilotaDD
@sdfs, i brividi li fai venire tu a me, anche perchè anch'io spesso ripenso a ciò che deve essere successo quindici secoli fa alle centinaia di migliaia di persone abituate all'annona e che si trovarono in poco tempo a morire di fame...
ma proprio ieri ho letto sul blog di aspo un intervento sullo shale oil che mi ha dato un po' di speranza di non dover vivere di persona simili tempi, rimandando il tutto, molto egoisticamente, ai nipoti o pronipoti...