Uno sguardo dal picco
La prima volta all'attenzione mondiale fu nel 2009: il Madagascar decise di cedere metà del suo territorio agricolo ad una multinazionale coreana per la coltivazione di cibo destinato a Seoul, e tale iniziativa costò il posto al Presidente malgascio e il rientro del progetto. Ne parlammo qui.
Si chiama land-grabbing, e da allora è andato sempre più di gran moda. Finora eravamo abituati all'appropriazione (spesso per un tozzo di pane) di interi territori allo scopo di estrarre petrolio; poi abbiamo cominciato ad assistere alla corsa all'oro blu, ovvero l'acqua. Adesso, sempre più sbigottiti, scopriamo che le terre agricole sono diventate ambitissime dalle multinazionali e dai Paesi più ricchi, o con maggiori problemi di sovrappopolazione e una pesante bilancia delle importazioni di generi alimentari.
Segnala Il Fatto Alimentare che è in atto, ad esempio, un land-grabbing in Africa occidentale, che fa gola ai produttori malesi di olio di palma. In Malesia ed Indonesia, devastate le foreste per piantare la palma, si è accettata una legislazione internazionale per limitare i danni all'ambiente. E così, i produttori hanno pensato bene di andare a devastare l'ambiente altrui, ovvero le terre liberiane, con in più il benefit di tanta manodopera schiava. Un win-win.
Ma il land-grabbing sta diventando un problema talmente pressante che esiste persino un sito per monitorarlo. E' Farmlandgrab.org, e tiene il conto di tutte le operazioni in corso in giro per il mondo. Resterete stupiti nello scoprire quante sono, e soprattutto quanto sono invasive, al punto che alcuni Paesi (come la Lituania) si stanno affrettando a implementare leggi per impedire agli stranieri di comprare grandi appezzamenti agricoli. Anche Lester Brown, vecchia conoscenza di Petrolio, ha denunciato come Paesi ricchi (e banche di investimenti...) stiano occhieggiando le fertili terre africane.
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ot: CANALE DI SUEZ, EGITTO, YEMEN, PREZZO BARILE
Per il Canale di Suez ad oggi non passa che l1,5% di tutto il greggio prodotto mondialmente (ma la percentuale del prodotto per gli Europei è maggiore).
E' sempre "tanta roba", ma anche una chiusura prolungata non porterebbe grossi guai: si caricano maggiormente le pipeline, cambia il paniere dei prezzi, si cambiano fornitori, et cetera. La chiusura prolungata non potrebbe addirittura che far bene, rimescolare le carte.
Il problema è prima della chiusura. E' l'incapacità di prevedere cosa accada, l'inesistenza di un governo stabile in un bacino di 100 milioni di abitanti. Accanto all'Arabia Saudita, Israele, Palestina, ...
Si stanno tirando petardi contro il muro della polveriera.
Mentre i capi militari americani senza alcuna chiara strategia se non paventare l'arrvo del fantoccio filo-USA di turno al potere (El Baradei) dicono che "va tutto bene, Suez non chiuderà mai: abbiamo fiducia nell'esercito egiziano" (l'ha detto ieri il grande capo americano ammiraglio Michael Mullen), un Egitto o un Egitto + Yemen o un Egitto + Yemen + Somalia + Tunisia + Algeria + Marocco, etc lungamente instabili faranno saltare il prezzo del gas oltre i 5 $ ed il barile oltre i 100 $ perchè i mercati sono fatti cosi', fare un prezzo è sempre speculare, perchè per noi, oggi, la produzione di domani di qualsiasi prodotto fondamentalmente è ZERO.
Se andate al mercato rionale con la tabella della previsioni del tempo che parlano di un mese di piogge torrenziali (non dico un uragano o tempeste a ripetizione), ciascun produttore aumenterà all'istante il prezzo delle patate.
Noto con piacere che tu e Stefano Bassi, due tra i miei blogger preferiti, vi citate a vicenda!
@ Surak
Non è corretto dire che i fratelli musulmani abbiano contro l'80% della popolazione o l'esercito, se cosi fosse sarebbero da tempo spariti, in realtà il ruolo che hanno svolto in questi anni nel settore del welfare e del supporto alle fasce deboli della popolazione è una base molto solida, sulla quale elaborare un processo politico di rappresentanza nel rivolgimento istituzionale in corso.
La definizione giornale ebreo ci tirerà addosso attenzioni non volute dalla temibile lobby sionista ;)
Diciamo che è un giornale israeliano, non particolarmente sionista, tra l'altro, cosi siamo più precisi.
Non è che sia un fanatico del "politically correct" o che sia tenero verso le politiche estremistiche incorporate nella attuale leadership israeliana, come sa chi segue il blog da qualche tempo, ma è meglio evitare di incorrere in questi banali errori lessicali che si prestano alle manipolazioni.
Tornando al punto, la chiusura di Suez è uno spauracchio di brevissimo momento, non mi allarma; la possibilità di una nuova guerra santa contro israele ancora meno. Al momento la rivolta egiziana non ha tra i suoi pilastri la reazione alle politiche filoisraeliane di Mubarak, se c'è un minimo di visione da parte dei leader dell'opposizione non sarà un argomento da spendere in questa fase.
@10
Medo, la paventata chiusura di Suez e l'aumento del prezzo dei fossili fino al 25% è una notizia che hai preso da quel giornale ebreo?
@Marco
meglio un sapone vegetale senza olio di palma. Quello di Aleppo per esempio.
@10 medo
Leggere stampa ebraica sui fatti d'Egitto è come leggere un articolo scritto dal WWF sul nucleare, cioè spazzatura.
I Fratelli Musulmani stanno tenendo un basso profilo e non sono affatto i meglio posizionati alla presa del potere (hanno contro l'80% dela popolazione oltre che le forze militari che possono anche aprire alla democrazia ma non a perdere il controllo del Paese).
Inoltre non hanno lo stesso alcun interesse a chiudere il Canale di Suez (trannè Israele, tutti stanno appoggiando la rivolta) ed Israele è troppo ben armato per uno scontri diretto.
Gli unici che hanno interesse a paventare guerre e blocchi sono gli israeliani e gli speculatori
qualcuno ha notizie di Sanaa nello Yemen? a che punto sono?
ot: CANALE DI SUEZ VERSO LA CHIUSURA, GREGGIO E GAS +25% ENTRO FINE MESE
L'ultima volta che accadde, in Inghilterra razionarono a pochi litri per persona al mese la disponibilità di carburante, nel resto dell'Europa la situazione fu di poco migliore.
Uno dei leader della rivolta in Egitto, dice che gli egiziani ed il mondo devono preparasi alla guerra contro Israele e che la prima cosa sarà chiudere tutti i trasferimenti di gas verso Israele, chiudere Suez per finirla col regime Mubarak. La fratellanza musulmana è un forte partito in Egitto, ha da sempre sopportato ma non supportato Mubarak. L'esercito è dalla loro parte.
Notizia dal giornale ebreo www.CALCALIST.co.il di oggi:
Muhammad Ghannem reportedly told Al- Alam that the Suez Canal should be closed immediately, and that the flow of gas from Egypt to Israel should cease “in order to bring about the downfall of the Mubarak regime.” He added that “the people should be prepared for war against Israel,” saying the world should understand that “the Egyptian people are prepared for anything to get rid of this regime.”
Ghannem praised Egyptian soldiers deployed by President Hosni Mubarak to Egyptian cities, saying they “would not kill their brothers.” He added that Washington was forced to abandon plans to help Mubarak stay in power after “seeing millions head for the streets.”
Il land-grabbing, come del resto anche la delocalizzazione, sono operazioni che hanno gli anni contati perche' dipendono pesantemente dalla disponibilita' di energia a basso costo per il trasporto delle merci da una parte all'altra del mondo.
Con tutto quello che sta accadendo in giro per il mondo e con le previsioni (catastrofiche) per il prossimo futuro, non penso ci sia tanto da produrre per poi importare o esportare.
La gente dovrebbe iniziare a capire che tra non molto tempo, avere un balcone come quello della Debby, ornato con pomodori, patate, prezzemolo e verdure di ogni tipo... e' molto piu' prezioso dell'ORO, qualunque quantita' abbiate in mente!
Raggiunto e superato anche il picco del terreno coltivabile
poi dopo un po di coltivazioni intensive DESERTO
Considerazione leggera:
è curioso sapere che biscotti e merendine contengono lo stesso ingrediente che serve per far andare un TIR. Cosa tocca vedere ai nostri poveri stomaci, devono avere la potenza un 3.0 turbodiesel per digerirsi tutto questi grassi pesanti !!!
Considerazione più seria:
in linea di principio sono contro i biofuel perchè terra che potrebbe essere coltivabile per usi alimentari viene utilizzata per produrre carburanti per la movimentazione dei veicoli, e ciò mi sembra poco morale.
Però piuttosto che cementificare, inquinare e costruire centrali nucleari, tanto meglio coltivazioni intensive di palma per olio biofuel. E' vero che così facendo si ha uno sfruttamento e un esaurimento dei terreni (componenti azotati e via dicendo), ma niente di irreversibile. Più preoccupante è la questione falde acquifere il cui processo di ricostituzione è molto più lungo.
Per esempio so che molte zone montuose del SudAmerica è stato impiantato qualche decennio fa l'eucalipto (notoriamente australiano) per le sue alte capacità di adattamento e proliferazione, quindi in grado di crescere alla svelta ed essere tagliato proficuamente per farne legname.
Il fatto è che a lungo andare è diventato un problema perchè ha soppiantato le specie autoctone diventando di fatto infestante e inaridendo i terreni causa l'eccessivo di assorbimento acquifero suo caratteristico.
In Perù è stata attivata da qualche annetto una campagna di abbattimento nelle zone montuose per limitarne la diffusione.
Imprevisti di un tentativo poco ponderato
per la proprietà delle terre io no mi preoccuperei, nel momento del bisogno la proprietà privata diventa velocemente indifendibile.
io sarei più preoccupato che il terreno non venisse desertificato, poichè lì sopra per 5-10 anni non si riesce più a coltivare nulla.
@4 Karagounis
No, l'Africa deve restare così com'è... sennò poi quando vai là, non trovi più quegli indigeni con le gonnelline di paglia e l'osso nel naso da fotografare e mostrarne le immagini quando parli del tuo viaggio "avventuroso" per far invidia alle amiche.
In pratica deve restare il nostro "zoo" con quelle simpatiche bestioline selvatiche di colore e non inzozzate dal pensiero moderno ed occidentale.
Meglio che muoiano sani a 40 anni che malati a 80..tanto chi si mette a fotografare un vecchio?
E' di sicuro un problema serio che andrebbe regolamentato. Se vengono venduti terreni fertili ma non sfruttati non è che sia un male. In Madagascar ci lavoreranno ben contadini locali, mica coreani. E poi uno stato sovrano può sempre riprendersi ciò che sta nei suoi confini quando vuole, con un bel'esproprio e qualche soldato se necessario.
@1 zio tobia
[OT]
Anch'io uso l'olio di palma per produrre i saponi. Ha delle caratteristiche simili al sego bovino e lo strutto (due grassi animali). E' meglio dar da mangiare olio di palma al vitello che mi produce il sego, od usare direttamente l'olio di palma per saponificare?
Mi piacerebbe sapere le percentuali di olio di palma usate per l'alimentazione *umana*, cosmetica e quanto finisce nei 'biofuel'.
Da wikipedia:
"Worldwide palm oil production during the 2005-2006 growing season was 39.8 million metric tons"
ancora da wikipedia:
"According to Hamburg-based Oil World trade journal, in 2008, global production of oils and fats stood at 160 million tonnes. Palm oil and palm kernel oil were jointly the largest contributor, accounting for 48 million tonnes or 30% of the total output."
In tre anni siamo passati da 39 a 48 megaton. Per cosa sono state impiegate 9 megaton in più? Biscotti? Saponi? Posshh caien?
Putroppo mi par di capire che qualsiasi cosa si faccia, 50% fa bene e 50% fa male.
Allora siamo "fortunati" che in Italia non abbiamo (più) terre agricole appetibili, perchè con questa classe politica che ci ritroviamo, sempre a caccia di soldi per ripagare solo gli interessi del debito pubblico e alimentare gli innumerevoli rivoli che si portano via le nostre tasse, le avremmo svendute allo straniero.
D'altra parte una classe politica avveduta avrebbe anche inaugurato politiche di reale recupero della terra coltivabile italica, in vista della carestia globale prossima ventura ovviamente e non per rivenderle agli stranieri, dando tanti calci in c...o alla potente lobby del cemento nostrana.
A tutta velocità verso il crollo...
per quanto riguarda l'olio di palma, cercate di boicottarlo anche se è difficile perchè è dappertutto con dicitura "olio vegetale" o "grassi vegetali".
Anche su Ecoalfabeta più volte M. Pagani ne ha parlato.
Si vive bene lo stesso (anche meglio visto che è un olio schifoso) anche se dovrete rinunciare alle merendine e moltissimi tipi di biscotti e prodotti da forno, tanto per fare un esempio.
E' anche nel sapone come "Sodium Palmate"
alle 23:54
Francesco
pure chi gioca a giochi per PC come "Fate of the world" conosce il rischio ... mah, purtroppo non c'e' peggior sordo di hi non vuol sentire, al solito