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Sardegna, Lambro e altre maree nere nostrane.

Venerdì 11 Febbraio 2011, 12:21 in Italia di

disastrolambro.jpg

Mentre proseguono le operazioni di pulizia sulle coste sarde, arrivano gossip piuttosto inquietanti: le petroliere in transito nelle Bocche di Bonifacio (resto basita nell'apprendere che le facciano passare di lì) starebbero approfittando dello sversamento per pulire i tank e scaricare in mare i residui del lavaggio. Tanto, catrame più, catrame meno. Il sospetto è venuto quando dei tecnici hanno rilevato sugli scogli alcune tracce che sembrano più recenti dell'11 gennaio, giorno dello sversamento di E.On.

Due giorni dopo, il Parco Nazionale della Maddalena ha smentito categoricamente che siano state poste in essere pratiche illecite di scarico a mare delle tanche. Insomma, allarme rientrato, o almeno si spera. Vatti a fidare.

Intanto, qualche chilometro più su, ad un anno di distanza arrivano le prime conclusioni sul disastro ambientale del fiume Lambro.

Non c'entra nulla il sabotaggio, non c'entra la criminalità organizzata e non si è nemmeno trattato di un atto scriteriato senza motivi. Nel Lambro sono state sversate 2600 tonnellate di olii minerali per un motivo preciso: non dover pagare le tasse per lo smaltimento degli olii e nascondere altri illeciti che avrebbero portato a multe salate.

I due soggettoni che hanno avuto la bella pensata, ovvero i proprietari della Lombarda Petroli, si erano anche inventati una fantasiosa avventura romanzata a base di mafiosi, cosche e raid notturni di picciotti con la lupara e la scoppola ad aprire i loro rubinetti. Un po' come quelli che ammazzano la moglie e poi danno la colpa a fantomatici rapinatori albanesi.

Invece, sono stati loro a finire vittime del luogo comune: niente terrone siculo mafioso, solo il solito imprenditore disposto ad ogni nefandezza pur di non rimetterci.

 

xx

8
8 commenti
8
11 Feb 2011
alle 18:26

zio tibia

medo, il problema sono le pene e la certezza di vederle applicate. Per i reati ambientali dovrebbero essere molto, molto più severe. Anni e anni di galera, ma tanti

7
11 Feb 2011
alle 16:43

Ufficio stampa Parco Nazionale dell'Arcipelago di La Maddalena

Grazie per aver citato il nostro comunicato, che potete trovare per intero (e con gli unici dati attendibili) qua: http://www.lamaddalenapark.it/comunicati-stampa/2011-02-09/petroliere-nelle-bocche-dati-di-transito-nella-media-e-nessuna-pratica-illegale

Purtroppo l'articolo de "La Nuova" di tre giorni fa è assolutamente privo di alcun fondamento, non cita alcune fonte ed è basato esclusivamente su attività ipotetiche e illazioni. La Capitaneria di porto ci ha fornito i dati del passaggio nelle Bocche di petroliere dall'inizio del 2011: appena due, entrambe vuote. Articoli come questo contribuiscono solo a creare inutili allarmismi; se effettivamente vi fosse stata qualsiasi pratica illegale, sarebbe automaticamente scattato un allarme internazionale e per primi avremmo denunciato persone così irrispettose dell'ambiente.

Purtroppo al momento le navi che trasportano merci pericolose possono transitare nelle Bocche perché si tratta di acque internazionali: il transito è vietato alle sole navi mercantili italiane e francesi, mentre per le altre - sebbene sottoposte a rigidi controlli soprattutto nei casi in cui tasportino appunto carichi a rischio - i trattati internazionali consentono il passaggio.

Il Parco di La Maddalena sta lavorando all'argomento da anni e l'auspicio è che in futuro si possa lavorare per modificare queste norme in sede dipomatica (Organizzazione Marittima Internazionale, Nazioni Unite): attività che ovviamente richiede lungo tempo.

 

6
11 Feb 2011
alle 16:18

Hunter76Lima

Medo #1

I nomi ci sono e sono indicati nell'articolo linkato: Giuseppe e Rinaldo Tagliabue della Lombarda petroli.

L'indirizzo penso non sia difficile da recuperare, se proprio vuoi .....

5
11 Feb 2011
alle 15:33

Arturo T.

Perfettamente d'accordo con Paolo B.

4
11 Feb 2011
alle 14:21

Paolo B.

Intanto è dalla notte dei tempi petroliferi che i comandanti delle petroliere lavano i tank per poi sversare i residui del lavaggio in mare. Un malvezzo di cui le coste di tutto il mondo ne portano più o meno i segni.

Del resto le legislazioni degli stati ed internazionale sono pietosamete carenti nei confronti di chi massacra l'ambiente, prova recente ne è la BP che qualche idealista(me incluso) dava per seppellita e fallita dalle richieste danni dopo l'affaire macondo e invece è lì più viva che mai. Per non parlare dell'inferno in terra, delta del Niger.

La vita reale purtroppo è il contrario esatto delle fiabe, i buoni e gli onesti la prendono sempre a quel posto...

3
11 Feb 2011
alle 14:06

Cataldo

Sempre peggio, bisognerebbe ritornare all'ostracismo, l'impianto accusatorio ha prove solide, traccie lasciate dai sicari, persone alle dirette dipendenze degli indagati.

Ricordo a tutti che il primissimo atto del primo governo B.  è stata la depenalizzazione dell'avvelenamento delle acque.

2
11 Feb 2011
alle 13:07

mario2

allora ragazzi il re saudita è morto o no???

1
11 Feb 2011
alle 13:04

medo

Si dovrebbero mettere nome, cognome, indirizzo di questa gente.

Non per andare a linciarli a casa, chè ancora la giustizia sembra funzionare (ma faranno mai un giorno di carcere? Non ci credo mica tanto), solo per appostarsi e quando escono dirgli "grazie", abbracciarli per averci ricordato a quale degrado umano ultimo si possa arrivare per tre soldi.

Che vergogna. Che miseria. Che dolore morale e fisico innanzi a questi disperati inumani.

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