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Abbiamo dimenticato il Bahrain?

Lunedì 4 Luglio 2011, 00:04 in Geopolitica di

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Qualche mese fa andavano per la maggiore le rivolte nei Paesi del Medio Oriente, e avevo dedicato particolare attenzione al regno petrolifero del Bahrain. Qui, qui e qui qualche informazione.

Oggi non se ne parla praticamente più. Ma la situazione non è cambiata. USAToday racconta di un "lancio di lacrimogeni" in occasione di una nuova rivolta per le strade del piccolo regno, dove sono cominciate in questi giorni le trattative tra la maggioranza sciita e la monarchia.

Rischi politici per il grande partito sciita del Bahrain, Al Wefaq, che ha deciso di unirsi alle trattative promosse dagli Stati Uniti malgrado la rabbia e la disapprovazione tra la maggioranza sciita - che sostiene di soffrire discriminazioni sistematiche da parte della dinastia sunnita che governa il Bahrain.

Dietro questi difficili dialoghi, e dietro il braccio di ferro che continua, si nascondono le ombre dell'Arabia Saudita e dell'Iran, che non solo puntano a proteggere rispettivamente sunniti e sciiti, ma cercano di cogliere l'occasione per acquisire potere in un'area strategica della regione petrolifera del Golfo.

Intanto è morto un altro manifestante in seguito agli scontri del Marzo scorso, portando a 32 il totale delle vittime uccise in strada. Chissà se erano anche loro blac bloc.

 

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6 commenti
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05 Lug 2011
alle 14:10

alkile200

Se è solo per questo, oltre al Bahrein ci siamo dimenticati anche della Siria, del Darfour e di mille altre cosucce che ... non fanno voti: e, ora che mi sovviene, ci siam pure dimenticati della Libia, o, per lo meno, se l'è 'dimenticata' chi chiedeva l'intervento solo per basse ragioni di politica nostrana. A proposito, lo facciamo un referendum sui 4 centesimi di accisa per i profughi, o, in questo caso, meglio non disturbare il 'popolo sovrano'?

5
05 Lug 2011
alle 08:14

Cataldo

@ Anacho

Intanto grazie, vedo che Nostra Signora (acciaccata) del Petrolio ha aperto un post apposito posta li.

4
04 Lug 2011
alle 21:52

Anacho

DEBORA!

E allora, metti o no un post sulla marea nera di Yellowstones?

Mi sono dato da fare come un matto per organizzare tutto e darti materiale per il blog e tu adesso fai l'indifferente?

3
04 Lug 2011
alle 17:26

Miche1e

Sì, nel Golfo Persico la situazione si sta facendo incandescente.

Da una parte c'è l'Iran, che ha mire egemoniche sulla regione, e spera nell'indebolimento degli USA, dovuto anche ai troppi errori, e nel conseguente crollo dell'Arabia Saudita (KSA), stato ricchissimo ma pieno di contraddizioni interne.

Dall'altra c'è la KSA, che cerca di far leva sulla crescente potenza militare (credo dovuta soprattutto a mercenari) ed economica (oltre che su una rivoluzione interna più o meno "colorata") per mettere in difficoltà l'Iran. Il tutto anche con le conseguenze delineate nel post di Cataldo. Se la KSA potesse, inonderebbe il mondo di petrolio per farne crollare il prezzo e indebolire l'Iran, come fu fatto con l'URSS negli anni '80. Nel 2011 ciò non è però più possibile...

Dietro a tutto ciò, una rivalità millenaria anche di origine religiosa e modi di pensare molto diversi dai nostri. Per ora la situazione è ancora stabile, sia pur con molti scricchiolii. Se dovessero cedere dei pezzi, il rischio di una guerra è alto.

2
04 Lug 2011
alle 11:55

Cataldo

Ho postato il precedente senza aver letto questo, che aggiungiamo alle evidenze accennate.

1
04 Lug 2011
alle 08:06

Cataldo

Accanto ai rischi noti ed analizzati delle politiche imperiali USA, ci sono problematiche che sul momento sono difficili da leggere.
In Barhein, cosi come in Yemen, sta prendendo forma un nuovo problema per gli USA, destinato comunque a pesare nel futuro della regione e del petrolio.

La presenza fuori area delle forze Saudite ha raggiunto livelli impressionanti, almeno in quantità, la tradizionale presenza in yemen è cresciuta di un ordine di grandezza negli ultimi 6 mesi, per il Barhein siamo di fronte ad una occupazione totale del territorio, con tanto di comandi decentrati.
Questo sviluppo è dovuto a diversi fattori, uno è l'accumularsi degli investimenti nel tempo nelle forze armate Saudite, spesso con risultati grotteschi, la macchina militare è comunque cresciuta in modo enorme, acquisendo la massa critica per appoggiare iniziative all'estero di questa profondità.
La conseguenza operativa sullo stato effettivo dello strumento militare saranno notevoli, aumenterà la consapevolezza sui sistemi d'arma e di comunicazione, cosi come faranno esperienza i quadri intermedi.
Questo sviluppo per gli USA è foriero di una serie di problemi, a partire da un diverso approccio alle spese militari da parte dei comandi Saud*, per arrivare alla formazione di network meno penetrati dal supporto americano.
E presto per trarre conclusioni su come questo processo possa influire nella dialettica generata dalla strategia attuale della "guerra indefinita" che si dipana su tutto l'arco di crisi, ma alcune evidenze le abbiamo avute nel caso Libia, ad esempio.

*Su questo ci sono già evidenze abbastanza importanti.

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