Uno sguardo dal picco
Io amo moltissimo Richard Heinberg. E' un giornalista e scrittore americano che nel tempo si è dedicato alla divulgazione dei problemi inerenti al petrolio, al picco e alle conseguenze della crisi energetica mondiale. Devo a lui se tanti anni fa mi sono interessata a queste faccende, lo devo a lui e alla sua capacità di rendere facile, coinvolgente e appassionante anche la materia più ostica.
E' appena uscito il nuovo libro di Heinberg, dopo i successi planetari di "La festa è finita" e "Powerdown". Si chiama "La fine della crescita", e mette nero su bianco quello che ormai si dovrebbe esser capito da un pezzo: che continuare a perseguire ostinatamente la crescita del PIL, ignorando la tragedia ambientale, energetica ed economica che si sta consumando significa spararsi a 100 all'ora contro un muro.
Il libro descrive che cosa i governanti, le comunità, le famiglie possono fare per costruire una nuova economia operante nell'ambito del budget energetico e delle risorse planetarie. Noi potremo gestire la transizione se ci fissiamo obiettivi che promuovono il benessere umano e ambientale, invece di perseguire l'ormai irraggiungibile scopo di un PIL in continua espansione.
Un altro libro che non leggerà nessuno. O meglio: un altro di quei libri che leggeremo noi, ma che sarà al solito trascurato da chi ha la facoltà di cambiare direzione all'economia mondiale o almeno locale. Sigh.
Credo che questo libro dovrebbe essere mirato ad una parte del pianeta non a tutti gli abitanti. Cioè è comprensibile che un americano dica "la festa è finita" decrescita ma un brasiliano,un cinese,un indiano, insomma quelli del BRIC che non hanno mai festeggiato non credo lo faranno e per altro mi sembra giusto perchè è ora il loro turno. Insomma mi sembra ipocrita oggi parlare di decrescita e volerla imporre globalmente specie oggi che c'è crisi economica (in EUropa e USA) e che quindi il non poter viene manifestamente mascherato dal è meglio per l'ambiente mi ricorda tanto la volpe e l'uva.
Interessante, una sorta di Serge Latouche o Maurizio Pallante in salsa americana.
Sai se è distribuito da qualche editore tradotto in lingua italiana ? Mi sa che lo compro, così assieme a "prepariamoci" di Luca Mercalli posso affrontare a testa alta l'ombrellone estivo e i pomeriggi di meditazione letteraria in completo relax.
Viviamo su una minuscola “isola di Pasqua globale”, persi nell’Universo. Nessuno può aiutarci fuorché noi stessi. Crescita infinita con risorse limitate? Suvvia non siamo bambini. Ma a che serve prendersela con l’attuale classe politica, o i bancari, o i petrolieri, o gli speculatori, ecc… ? Non è decidendo di chi è la colpa che risolveremo i nostri guai. Se i politici non ci soddisfano ne creeremo dei nuovi, se questo sistema economico non ci piace ne inventeremo altri. Quello che serve è cultura e solidarietà. La storia è piena di nemici (e di guerre e rivoluzioni trucolente per eliminarli) e dopo tutto quell’orrore cosa abbiamo ottenuto? La crescita infinita?
La pace, la sostenibilità, la consapevolezza di massa e l’equità non sono opzioni su cui negoziare: o li sapremo costruire in tempi rapidi o ci estingueremo come civiltà e forse anche come razza biologica. Non sono né la retorica politica né astruse teorie economiche né complottismi d’alcun genere che ci servono. Ci serve la concretezza di persone come Gandhi, Kennedy o Martin L. King e soprattutto la concretezza di quei milioni di persone comuni che hanno permesso a Gandhi, Kennedy e Martin L. King di divenire ciò che sono diventati e di fare ciò che hanno fatto.
Finché basterà un proiettile a cancellare la volontà, l'intelligenza e la memoria delle masse, ci sarà sempre qualcuno armato e tutte le ingiustizie che abbiamo visto e vediamo. Serve una rivoluzione culturale senza precedenti, una sorta di nuovo rinascimento che riporti le masse alla consapevolezza del proprio immenso potere e delle proprie responsabilità. Senza non c’è strategia politica o tecnologica che tenga: siamo spacciati. Finchè l'intera società continuerà a pregare che il PIL torni a salire, in una sorta di trance demenziale da devoti del suicidio di massa, vuol dire che quella rivoluzione culturale non sta avvenendo come dovrebbe. A volte però basta veramente poco perchè le cose cambino.
Un saluto a tutti
Profitto = avidità, quella delle poche migliaia di potenti che comandano questa ignobile (in)civiltà globale. Anche se leggessero il libro, e lo sanno benissimo che la festa è finita davvero, ce li vedete a fare come l'Innominato dei Promessi Sposi? Convertirsi in massa al paradigma della sostenibilità, ovvero del non profitto? Non succederà mai e temo che il pallino del comando lo terranno fino a quando andrà tutto in malora.
I popoli saranno capaci di riprendersi il proprio destino prima del disastro globale? Sì, come nelle favole...
@1 come faranno a conciliare il calo del consumo dei carburanti del 25% dal 2006 con una crescita anche risicata del PIL lo sanno solo i nostri capi. Nel mio piccolo, provincie di Pistoia e Prato vedo solo iniziare opere faraoniche ed inutili, fatte dai soliti noti compagni di merende dei politici. Probabilmente sono queste che aumentano il PIL, che unite alle solite strategie Keynesiane: pensioni, cassa integrazione, lavoro nero, ecc. permettono a politici ed economisti di continuare a illudere il popolino parlando di crescita, cosicchè quando qualcuno gliene parla, fanno come l'assassino con la pistola fumante accanto che dice: Chi io? Non ne so nulla....
Ma anche se questi individui che potrebbero cambiare l'economia leggessero questo libro, con la testa imbevuta di teorie economiche basate sulla crescita, non lo capirebbero. Tutti sono convinti che la ricetta per uscire dalla crisi sia la crescita. Ho provato a fare una domanda sulla validità di questa tesi l'altra sera agli economisti presenti al Fatto TV e manco ne hanno capito il senso.
alle 18:36
alberto
Ciao scusa ma il libro di Heinberg c'è anche in italiano??
p.s. complimenti per il blog!