Uno sguardo dal picco
L'aspetto più importante della Siria non sono le sue riserve (pur consistenti), ma la posizione strategica tra i Paesi del Golfo ed il Mediterrano. Ovvio quindi che la zona sia un crocevia di oleodotti e traffici, anche abbastanza oscuri all'epoca dell'embargo contro l'Iraq: il principale di questi oleodotti, quello che da Kirkuk arriva al porto siriano di Banias, è stato bloccato dagli USA all'inizio della guerra irachena nel 2003. Ma in Siria passa anche un vecchio e non dimenticato oleodotto, chiuso fin dal 1948, che dalla zona nordirachena di Mosul/Kirkuk portava petrolio al porto israeliano di Haifa:
Certe volte penso che ho già scritto tutto lo scrivibile, oppure (peggio) che passano gli anni e nulla cambia. Non c'è niente di meglio di un blog per testimoniare tale verità.
Qualcuno mi chiede di commentare l'embargo alla Siria. Nel lontano 2005, ben 6 anni fa, scrivevo un post dal titolo Siria, un crocevia che scotta. Eccone un estratto, commentato alla luce del tempo:
La Siria ha riserve di petrolio totali pari a 2,5 miliardi di barili, ma come spesso accade per i Paesi produttori il dato risale a parecchi anni fa è non è mai stato aggiornato man mano che il petrolio viene estratto. Il picco è stato raggiunto nel 1996, con una produzione di 590.000 barili al giorno, ed oggi (dati 2004) la produzione è scesa a 460.000.
L'ultimo dato disponibile è del 2010, e mostra una produzione giornaliera ulteriormente scesa a circa 387 mila barili. Il dato sulle riserve, seraficamente riportato in ogni dove, è ancora quello di 2,5 miliardi di barili.
La Siria è ancora un Paese esportatore di petrolio, ma si prevede che entro qualche anno diventerà importatore.
Eh già: seguiamo l'Export Land Model siriano, e scopriamo che l'esportazione è scesa oggi a miserrimi 109mila barili al giorno, dai quasi 300 mila del 2002. Oltre la metà del petrolio siriano è consumata internamente. Le esportazioni sono in calo terminale, e quasi tutte verso l'Europa. L'embargo è quindi su quantitativi ridicoli.
L'aspetto più importante della Siria non sono le sue riserve (pur consistenti), ma la posizione strategica tra i Paesi del Golfo ed il Mediterrano. Ovvio quindi che la zona sia un crocevia di oleodotti e traffici, anche abbastanza oscuri all'epoca dell'embargo contro l'Iraq: il principale di questi oleodotti, quello che da Kirkuk arriva al porto siriano di Banias, è stato bloccato dagli USA all'inizio della guerra irachena nel 2003.
Ma in Siria passa anche un vecchio e non dimenticato oleodotto, chiuso fin dal 1948, che dalla zona nordirachena di Mosul/Kirkuk portava petrolio al porto israeliano di Haifa: da quando il regime di Saddam è finito, molto si parla di ripristinarne l'operatività, ma malgrado le molte pressioni la Siria non è disposta ad acconsentire.
Entrambi gli oleodotti sono ad oggi ancora chiusi. E c'è una certa necessità che vengano riaperti, nel quadro strategico che vuole urgentemente sia l'aumento che il controllo dei terminali energetici del Mediterraneo, Libia inclusa.
Abbiamo un Mibtel a -4% oggi, banche con capitalizzazione ormai nulla, i problemi di liquidità assumono toni di tipo sudamericano...
Spread BTP-Bund torna alle stelle: non servirà nessuna manovra ne' da 4 ne' da 40 ne' da 400 miliardi. Chiudere tutte le scuole ed ospedali non salverà noi, ne' ben altri paesi (!), dalla fine del petrolio e del gas a buon prezzo.
Amen.
@ balbo
Tutto il ministero di F. Dry è impestato di venduti e traditori, e non si vede all'orizzonte qualcuno in grado di fare pulizia.
La cartina è del 1953 ed è l'unica esistente a mostrare un tracciato delle pipelines in oggetto. Le variazioni, in cinquant'anni, sono state parecchie.
(per l'embargo alla Siria, i contratti di esportazione di petrolio verso l'Italia saranno eccezionalmente onorati fino al 15 novembre, almeno stando agli ultimi accordi ufficiali... comunque per l'Italia si sta mettendo malissimo, ormai dipendiamo sempre più da Iran e Russia... finchè dura)
EMBARGO ALLA SIRIA: UNICO AQUIRENTE PETROLIO ERA L'ITALIA*
Siamo messi bene: ora ci hanno tolto pure quei pochi barili che ci arrivavano dalla Siria ("paese canaglia" tra i peggiori, ma a noi ci andava bene fare affari con i peggiori del mondo...). Praticamente eravamo gli unici importatori ed ora è la fine, per un bel po'. Un'altra tegola contro l'Italia, per continuare a fare andare i signori col SUV, altri 20 poveretti dovranno cominciare a fare la fame vera, partendo dal Sud. Addio Italia? Come sempre, la risposta è sì.
*link: ...oronero.wordpress.com/2011/09/03/sanzioni-contro-la-siria/
Aeroporto di mosca in crisi 2 settimane senza carburanti
http://rt.com/news/prime-time/moscow-airports-fuel-shortage/
ho letto un commento di un russo che dice che è una mossa politica, il carburante è costato poco per troppo tempo in russia ed ora vogliono alzare il prezzo per incassare tasse (che secondo lui in russia ne entrano poche)...certo dal 1 produttore al mondo di petrolio sta cosa è un pochino strana...
Tra gli oltre duemila collaboratori della CIA rivelati dai cablogrammi di Wikileaks troviamo anche: Lorenzo Kluzer (strictly protect) qui.
Mi sa che i problemi dell'ENI in Libia nascono da lontano. Infatti da una ricerca veloce risulta che: Lorenzo Kluzer Deputy Head of Mission Embassy of Italy Tripoli, Libya e-mail: lorenzo.kluzer@esteri.it
Ricordo male o in afghanistan c'era qualche oleodotto da fare cui i talebani si sono opposti definitivamente nell'estate del 2001?
La "fortuna" della Siria è che Wall Street Hoover non funziona più tanto bene. Ma si sa che oggi la politica è la realizzazione della guerra con altri mezzi....
Ma nel disegno la seconda pipeline passa per a giordania, non per la Siria..
alle 13:24
mattia
medo, ok che va maluccio, ma buttarti cosi sull'eroina non va bene... ;)