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Il futuro dello scooter.

Giovedì 20 Ottobre 2011, 11:34 in Post peak di

L'ironia è che uno dei veicoli di cui avremo bisogno nel periodo della crisi energetica potrebbe non essere invece disponibile a causa di disastri naturali o finanziari. L'unica soluzione è una catena produttiva integrale in ogni Paese che ne vuole fare uso.

Dolcevit.jpg Ho scritto molte volte del mio scooter 50, il mio veicolo "post-crisi", prendendomi spesso insulti per via che "inquina".

Ma non avevo mai considerato alcuni aspetti che coinvolgono il futuro degli scooters, lo fa un blogger americano che si pone alcune interessanti domande anche sul nostro Paese. Racconta di come la Vespa 50 fu inventata da due italiani, un veicolo altamente efficiente -il più efficiente dei veicoli a motore- che chiunque può usare con facilità.

Ma qui è l'ironia della cosa, secondo il blog. Il principale produttore di scooters del mondo è proprio l'Italia, una nazione sull'orlo del default. I pezzi di ricambio potrebbero allora non essere più disponibili nel mondo, e anche se una buona parte della produzione è in Cina c'è anche un problema di costi, oltre che di pezzi: oggi infatti gli scooter sono un giocattolo per ricchi anziché un mezzo di trasporto per i poveri.

L'arrivo dei ricambi è misurato in settimane, non in giorni. Taiwan spedisce le parti degli scooter che produce per via aerea, ma sembra che non riescano a metterci meno di 5-6 settimane. Gli unici scooter a prezzo basso sono sottomarche cinesi, che non hanno pezzi di ricambio in assoluto, e sono famosi per essere così inaffidabili che ne è sconsigliabile l'uso per andare ad un lavoro che si vuole conservare. Il Giappone, poi, produceva scooters in un distretto chiamato Saitama, che è stato duramente colpito dallo tsunami e sta ancora cercando di riprendersi. Potrebbe non produrre mai più.

L'ironia è che uno dei veicoli di cui avremo bisogno nel periodo della crisi energetica potrebbe non essere invece disponibile a causa di disastri naturali o finanziari. L'unica soluzione è una catena produttiva integrale in ogni Paese che ne vuole fare uso.

Questo discorso, ovviamente, non vale solo per gli scooters. Vale per le biciclette: quelle economiche sono inaffidabili, e quelle costose hanno bisogno di pezzi di ricambio che devono arrivare da ogni parte del mondo. Vale per le auto elettriche: Pietro Cambi, per il suo cinquino, dovette far arrivare alcuni pezzi dalla Corea, e ci vollero mesi. Paesi sull'orlo del default, o con pesanti crisi economiche, potrebbero non garantire più le consegne o persino la produzione.

Chissà, magari andremo a piedi molto prima che il petrolio finisca.

20
20 commenti
20
23 Ott 2011
alle 20:38

poldo alias marco

A che cosa servirebbero gli scooter il giorno che crolla questo sistema di produzione di beni scadenti e servizi inutili? La gente resti in casa a cucinare piuttosto. Chi deve trasportare della merce si costruisca un carretto che un asino o un bue non hanno bisogno di pezzi di ricambio. Non credo che le mamme andranno tanto di fretta in futuro per andare a prendere i fili a scuola. Chi vorrà studiare si farà 20 chilometri a piedi al giorno, come ai vecchi tempi, gli altri zapperanno felici. 

19
21 Ott 2011
alle 22:07

Anacho

Le biciclette con telaio in acciao e cambio non molto raffinato (se uno ci fa tanta strada il cambio non è un lusso) sono affidabili e costano poco, dopo aver rottamato la mia Bianchi da 700.000 lire ho preso una Atala da 250 euro, la prima è durata ben 27 anni, la seconda è arrivata a 6 ancora in condizioni perfette.

Quanto agli scooter se mi date un po' de fero e un tornio vi faccio quasi tutte le parti di ricambio che vi servono, forse l'unico problema potrebbe sorgere con gli pneumatici. :-)

18
21 Ott 2011
alle 10:21

massimo

per ancora 10 anni potremo far affidamento sulle quattro ruote. bici e scooter, dopo non so quanta energia fossile rimarrà per fabbricarli o quanta per l'industria in generale. Ricordiamoci che il mondo come lo conosciamo, è frutto dell'energia fossile a basso costo. Anche gli stessi impianti di rinnovabili, senza il fossile, non  potranno essere più prodotti su larga scala. Basta solo guardare l'allocazione delle torri eoliche per chiedersi quanta energia è stata spesa per arrivare fin lassù e montarcele, figuriamoci poi per la produzione che alcune sono alte più di 100 m. Economia programmata, stile URSS, riduzione spinta dei consumi, risparmio, era meglio dal 1980, sono le uniche possibilità logiche, altrimenti quanti dittatori o democrazie da barzelletta, ma ricche di petrolio e senza armi nucleari, da bombardare ci sono ancora? Venezuela, Iran...? I più convenienti li hanno già fatti fuori (Libia e Iraq).

17
21 Ott 2011
alle 02:40

vil

Gheddafi è vivo e vegeto, è la solita telenovela dei media modello bin laden. Quando iniziamo a vedere le notizie in modo critico? oravedremo a cosaserve inscenarne lamorte se per uscire dalconflittodiventato troppo difficile ocosa.

16
20 Ott 2011
alle 21:39

abc

Prima cosa non è affatto vero che l'italia è il primo produttore di scooters al mondo, secondo non è affatto vero che i Piaggio siano i + affidabili, anzi!!! terzo moltissimi componenti piaggio vengono importati dall'estero (india cina vietnam), quarto i taiwanesi Kimco per esempio , ma anche quelli prodotti dalla cinese Loncin quanto ad affidabilità non hanno nulla da invidiare ai prodotti nazionali, se vogliamo veramenete la qualità allora bisogna segliere il made in Japan nell'ordine Honda Yamaha Suzuki (mi riferisco agli scooter), quinto Bianchi Colnago Pinarello Wilier De Rosa e come tutti ripeto tutti  gli altri grossi produttori nazionali di bici importano i loro telai in carbonio o lega dalla Cina così come tantissimi altri componenti delle bici che anche se italiani sono prodotti all'estero, sesto i suddetti marchi italiani rispetto a colossi come Scott Specialized Cannondale Trek (bici dai nomi americaneggianti ma tutte prodotte in asia) sono dei veri e propri nani, ultimo il blogger americano se magari perdesse il suo tempo a scrivere di qualcosa d'altro invece di scrivere fesserie forse sarebbe meglio.

15
20 Ott 2011
alle 19:24

medo

In contro-tendenza io ho appena preso contatti per vendere la mia "super" bici, ed investito in un ulteriore tagliando della mia auto a gasolio. Al contempo ho affinato la mia conoscenza del trasporto pubblico locale (tram+bus+treno urbano) e con nemmeno una decina di Euro al mese posso fare spostamenti di centinaia di km e approvvigionarmi in tutto, semplicemente camminando (una stazione ferroviaria secondaria e una di tram a 200 m. L'auto è solo per i (rari) tragitti medio-lunghi, se lunghi è sempre in car-pooling mettendo a disposizione uno o due posti dei tre che ho liberi. In effetti della bici non so che farmene... Sarebbe ideale per tragitti giornalieri tra 6 e 10 km, ma la città mette a disposizione infinite possibilità ivi compresa la bici a noleggio con lo stesso biglietto del trasporto pubblico.

(Puntualizzo che vivo in Francia, città di 200 000 abitanti + hinterland di 80 000...)

14
20 Ott 2011
alle 18:05

clambfr

Quoto e sottoscrivo il post #2 di Mammifero Bipede: tra l'altro io sono proprio uno di quelli che mette a disposizione le sue cicloconoscenze e cicloabilità (teoria & pratica) presso una ciclofficina popolare, la "Massimo Troisi" di Napoli. Da un paio d'anni nel centro storico di biciclette ne circolano molte di più, anche grazie ai quattro anni di presenza nelle strade della Critical Mass.

Per le bici: sono appunto quelle da supermercato - tipo "biammortizzata con cambio Shimano" a 100€ che ricorda la réclame delle televendite con pentole e stereo - che vanno evitate come la peste, mentre quelle usate allo stesso prezzo spesso valgono anche di più. In ogni caso, al contrario di macchine, moto e scooter, i pezzi delle bici 1) sono spesso intercambiabili anche se di marche diverse, a parte alcune tecnologie o standard proprietari; 2) da 3-4 bici rottamate (che a volte recuperiamo quasi integre dai cassonetti) si riesce quasi sempre a tirare fuori una bici completa e funzionante; 3) qui in Italia abbiamo il fior fiore di industrie ciclistiche: Colnago, Campagnolo, Bianchi, Miche, ecc. . Non dico che siamo autonomi, ma a parte i ricambi Shimano - che sono diffusissimi e pure si potrebbero produrre qui sotto licenza - il Giappone ci fa una pippa.

E, infine, lasciatemi ricordare che tutto questo avviene con grande felicità da parte nostra e alla faccia del mondo che si muove grazie a energie "esosomatiche"  (Gerogescu-Roegen docet) e ormai declinanti. Come disse un amico, "le cose nell'erpoca del peakoilsi vedono molto più chiaamente dall'alto di un sellino". Buone pedalate.

 

13
20 Ott 2011
alle 16:50

zio tibia

Debora, il veicolo post crisi non potrebbe essere lo scooter elettrico?

12
20 Ott 2011
alle 16:37

zio tibia

andremo tutti in bici come la cina dei vecchi tempi

11
20 Ott 2011
alle 16:28

M.Persico

Be' vista cosi' compratevi una URAL, ne abbiamo sistemata una del '75 semplicemente pulendola. Niente da dire dopo 25 anni il motore non sembrera' nuovo, ''certamente non volare ma viaggiare''

10
20 Ott 2011
alle 15:56

persenaro

fabio

Sono d'accodo con te, se potessimo ritornare a una produzione integralmente autarchica, potremmo riscoprire queste autentiche perle tecnologiche degli anni 50:

http://www.rossomotom.it/Motom_storia/motom_storia.html

Stiamo parlando di cinquantini 4 tempi, da 75-85 Km/litro.

 

 

9
20 Ott 2011
alle 15:38

andreaX

Gheddafi è morto.

8
20 Ott 2011
alle 15:36

andreax

HANNO UCCISO GHEDDAFI

7
20 Ott 2011
alle 15:33

sinbad

Ottimo spunto sulla sostenibilità delle supply chain complesse. Ci sono dei ripensamenti in corso anche all'interno di alcune multinazionali "complesse", per esempio la BOEING. Con il "picco" la logistica deve tornare ad essere semplice.

6
20 Ott 2011
alle 15:29

astabada

@Mammifero Bipede, Debora

Confermo quanto scritto nel commento 2, per estesa esperienza personale. Del resto anche le bici "molto economiche" sono ragionevolmente affidabili. Nella mia esperienza durano meno perche', costando cinque volte meno, vengono trattate dieci volte peggio (pioggia, ghiaccio, sbalzi di temperatura, sole, nessuna manutenzione, generica noncuranza nell'utilizzo e nel parcheggio).

D'accordo che le parti e i materiali sono di qualita` inferiore (in media, spesso si vedono anche grandi marche montare pezzi economici), ma la verita` non sta tutta in un cuscinetto meno rotondo.

5
20 Ott 2011
alle 14:56

Debora/Petrolio

Gianluigi, il tipo sta negli USA, e non ha tutti i torti a pensare che se qui succede qualche casino i pezzi di ricambio Piaggio se li scorda. Ovvio che lui la vede solo dal suo punto di vista...

4
20 Ott 2011
alle 14:25

fabio

penso che se arrivasse una crisi energetica da promuovere scooter e bici a reali veicoli di massa probabilmente si rimetterebbe in moto anche la catena produttiva locale.

Ci sarebbe un gap tecnico da colmare all'inizio ma sono di fatto mezzi molto più semplici di un'auto da progettare e realizzare.

La crisi energetica potrebbe anzi essere un interruttore per ricreare quel tessuto di piccole aziende locali che attualmente non riesce a reggere la competizione nei mercati globalizzati

3
20 Ott 2011
alle 14:25

Gianluigi

A parte il fatto che non è così scontato che l'Italia sia davvero il prossimo paese a fare default, ma poi, anche se fosse, non è che per questo chiuderebbero istantaneamente tutte le fabbriche. Il tipo secondo me ha studiato economia sugli albi della Disney.

2
20 Ott 2011
alle 14:14

Mammifero Bipede

Vale per le biciclette: quelle economiche sono inaffidabili, e quelle costose hanno bisogno di pezzi di ricambio che devono arrivare da ogni parte del mondo.


No, qui ti devo contraddire. Quelle "molto economiche" (leggi: supermercati) sono inaffidabili, quelle di prezzo tra 300 e 500€ sono affidabilissime, e le parti di ricambio sono pressoché completamente intercambiabili. Al punto che nelle grandi città sono nate le "ciclofficine popolari" (non ci starebbe male un post anche su queste ultime, dato che stanno già in un'ottica post-crisi) che recuperano bici abbandonate e le rimettono in sesto riparandole, spesso cannibalizzando le parti da altre bici irrecuperabili. Le bici sono riparabilissime e riciclabilissime. ;-)

1
20 Ott 2011
alle 14:14

Gio

E l'alternativa bici elettrica?Sulle mie colline si vedono delle signore sessantenni che si fanno delle salite al 10% come acqua fresca.

Comunque la special è una macchina perfetta, veramente robusta e affidabile: se ci sai fare un po la aggiusti anche sa solo per cose semplici e pezzi usati di ricambio si trovano facilmente.

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