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Baltic Dry Index, ancora giù

Martedì 24 Gennaio 2012, 14:36 in Current Affairs di

Baltic Dry Index: traffico navi cargo e trasporto delle materie prime quasi fermi. Questa non è finanza, è l'economia reale.

bdi6mesi.jpg

Non l'ho mica dimenticato il Baltic Dry Index, passione divorante di moltissimi lettori del blog.

Vale sempre la pena dare un'occhiata a questo indicatore del trasporto merci cargo (per l'esattezza, materie prime "asciutte"), che in un momento come questo non fa che confermare come la crisi regni anche sui sette mari.

Nel grafico che vedete, ultimi 6 mesi, notiamo che ci troviamo al punto più basso: l'indice è a 841, e questo mi fa correre un brivido. Sono circa 20 punti in meno di quando facemmo il primo post sul BDI nel lontano ottobre 2008, e sembrava a tutti una terribile catastrofe. Stiamo tornando al record negativo, e il grafico a 5 anni lo conferma:

balticdry5anni.jpg

Brutta situazione, vero? Sembra quasi che l'economia stia fermandosi in tutto il mondo. Il Baltic Dry, infatti, non ci parla di finanza ma di produzione, di industria, di lavoro. Se le navi e le materie prime non si muovono, non c'è commercio.

C'è però una piccola curiosità, di cui abbiamo già parlato a suo tempo ma che vi voglio ricordare. Quei "picchi" che vedete sul grafico rappresentano un'assoluta eccezione. Ecco il Baltic Dry Index a partire dal 1985 (fino al 2008):

bdi1985.jpg 

Come vedete, la vera anomalia è il traffico merci marittimo a partire dal 2003. Ai posteri l'ardua sentenza, ma sembra proprio che tutto si ridurrà a cinque anni di follia prima del ritorno alla normalità. Bisogna vedere se ci piacerà, tale normalità.

9
9 commenti
9
26 Gen 2012
alle 15:39

Phitio

Proprio vero che per capire meglio le cose, a volte bisogna allontanarsi invece che avvicinarsi.

In pratica, lo schizzare all'insu' dek BDI indicava una strozzatura strutturale a fronte di una crescita dei commerci, strozzatura che si e' ridotta di molto, sia perche' sono calati un po' i commerci, sia perche' e' aumentata la capacita' di trasporto.

Queste quentita' che sono risultato di due termini sono spesso ingannevoli, un po' come avviene per il tasso di disoccupazione: se cala non e' detto che sia per ragioni positive.

In ogni caso, se la stretta energetica sta continuando. La crescita mondiale viene revisionata al ribasso ogni tre mesi (dando sempre colpa a questo o quell'aspetto finanziario/economico) e non sembra ci siano altre strade in futuro che portino via dalla stagnazione mondiale.

8
26 Gen 2012
alle 00:29

maax

leggere Cataldo dà assuefazione 

7
25 Gen 2012
alle 09:57

Cataldo

Visto che da tempo utilizziamo lo strumento del BDI vediamo di fare un punto

1) L'impennata dei primissimi del secolo nell'indice è il prodotto della fame del dragone che inizia a risvegliarsi dopo secoli di sonno, sono esplose dal nulla rotte oggi preponderanti, sul volume*, pensiamo all'australia, ed al traffico interasiatico; la seconda impennata reca anche l'impronta dei beneficiari diretti e indiretti della prima, brasile, medio oriente, indonesia, etc. Tutta la fase incorpora il deprezzamento dell dollaro del periodo ed i limiti nel supply del naviglio.

2) Il ciclo storico dell'indice vede(va) circa ogni tre anni un minimo relativo, ma le dinamiche attuali rendono debole questa informazione, a partire dalle deformazioni finanziarie che hanno inabissato l'indice precorrendo la crisi conclamata. MA, come scritto più volte negli anni, l'impennata dell'indice ha generato una pletora di ordini per nuovo naviglio, che ora è entrato sul mercato, l'offerta è cresciuta del 18% circa e nuovi navi sono sopravvisute ai tagli degli ordini,  in via di completamento  verranno consegnata nell'anno. Questa sovracapacità è ormai fisiologica, a molti commentatori sfugge anche l'evidenza che la cantieristica è un settore  molto sovvenzionato dagli stati a tutte le latitudini, per il suo impiego di lavoratori qualificati e spesso supersindacalizzati.

3) Sul piano dei traffici in corso, e di una valutazione delle inferenze predittive del BDI a zerbino di oggi,  non possiamo omettere il  boom dei noli per le portacontainer, anche se le rotte sono cambiate di molto, segno che i volumi complessivi comunque tengono, a differenza del blocco da crisi precedente.

Le capacità predittive del ciclo del BDI sono sempre utili, ma vanno inquadrate nel nuovo contesto mondiale, devono tenere presente i cambiamenti strutturali nell'offerta di trasporto che altera il rapporto tra chi determina l'indice stesso, con un travaso storico di potere verso le compagnie di produzione a spese dei trasportatori.
I prossimi tre - quattro mesi nell'indice ci diranno se le impressioni di una ripresa a breve delle importazioni cinesi si confermeranno, si dovrebbe stabilizzare e poi apprezzare, in conseguenza di questo incremento, a meno di ulteriori sconquassi e apprezzamenti terminali del dollaro ;) a quel punto sarebbe veramente una nuova "normalità", il dato di questi giorni rientrerebbe di nuovo nel ciclo più o meno triennale come un minimo.
In ogni caso nel frattempo,  il baricentro del mondo si è spostato per davvero, il crollo dell'indice è comunque segno di un rallentamento della produzione in Asia, cosi come la sua ripresa poco direbbe su quella delle economie sviluppate.

OT - Il 2012 sarà decisivo per il dragone, ed il redde rationem avverrà sui vari campi, a partire da quello della finanza, ad iniziare dal PAGE**, ma è un'altra storia.

*Il passaggio da esportatore ad importatore della Cina per il carbone e l'espansione delle centrali a carbone nei paesi asiatici è centrale nel processo

**Pan Asian Gold Exchange

6
25 Gen 2012
alle 05:20

BigFab

Se non sbaglio, la Cina è stata ammessa nel Wto nel 2002: potrebbe essere una concomitanza con il via alla massiccia esportazione cinese nel mondo.

Saluti.

5
24 Gen 2012
alle 23:14

Christian

Il problema credo sia collegato al fatto che ormai la Cina usa dei suoi cargo... non considerati dal BDI... da qui il ritorno a livelli precedenti l'entrata della Cina nel WTO... un altro segnale che il paradigma sta cambiando?

4
24 Gen 2012
alle 21:44

Orazio

Mi scusi, non conosco bene la materia ma la trovo interessane. Vorrei chiedere un chiarimento. Quanto riporta il grafico che ci ha fornito, riguarda tutti i mezzi navali che "hanno come base il dollaro?" come moneta di scanbio oppure tutti indistintamente?

Le dico questo, perchè mi è "sembrato" di capire, ma potrei sbagliami, che facesse riferimento al commericio marittimo con tale moneta.

La ringrazio per la risposta che vorrà darmi.

Saluti

Orazio

3
24 Gen 2012
alle 19:34

massimo

Greci alla fame, così smettono di comprare raffinati. Ma non era meglio dar loro del pane e toglier loro l'auto. Probabilmente avendo il pane, avrebbero protestato per l'auto. Per ridurre i consumi energetici allora occorre affamare. Se questa è la strategia dei nostri tecnocrati il BDI va sotto zero. Comunque l'idea di una programmazione della decrescita potrebbe anche venire ai cervelloni che governano, ma loro vogliono buttarsi nell'avventura della crisi. Probabilmente perchè si sentono invincibili: hanno delle manie di potenza e credono che ogni loro decisione venga da Dio stesso, o dal demonio stesso, più probabilmente: anche perchè non credo che Dio affamerebbe i greci, o gli italiani, o chiunque, per ridurre i consumi energetici. Comunque noi siamo stati bravi, avendo ridotto il consumo di oil del 20% dal 2006 e nonostante questo hanno anticipato la departita del buon Berluscao di 1 anno. Le sue storielle di amori impossibili mi facevano sorridere, mentre le conseguenze dell'entrata massiccia a gamba tesa di questo qui mi fanno arrabbiare, per non parlare delle menzogne su crescita ed equità. D'altra parte la situazione è grave e come diceva il Mussolini di buona memoria: governare gli italiani non è difficile, è inutile. Allora avanti con la crisi, che non finirà mai.

2
24 Gen 2012
alle 16:59

Panda

Se esistesse anche un indice od una statistica che sintetizzi l’effetto provocato dell’obsolescenza programmata dei beni nel loro complesso, sarebbe bello fare un confronto con l’andamento del Baltic Dry Index. Si potrebbe infatti quantificare l’impatto del dilagare di politiche produttive e di vendita sempre più orientate a piazzare sul mercato oggetti che invecchiano o si rompono con sempre maggiore rapidità sull’economia reale. Temo che l’obsolescenza programmata sia un aspetto sottostimato rispetto alle sue reali conseguenze sia dal piano industriale, sia da quello logistico, sia su quello energetico. Di conseguenza penso che anche nelle discussioni su picco del petrolio, risparmio energetico e depletion in genere l’obsolescenza programmata dovrebbe rivestire un ruolo maggiore.

 

Un saluto a tutti

1
24 Gen 2012
alle 16:19

francesco ganz

...Un Baltic Dry Index intorno ai 1500 punti per i prossimi vent'anni potrebbe essere uno scenario un tantino gonfiato...Insomma, cosa dobbiamo augurarci ?, una decrescita pianificata dagli alti quadri tecnico-scientifici o brancolare nel buio declamando i diritti che furono prima dell'inciampo finale ( a breve),stile effetto Seneca ? ( Una teoria infinita di guerre quasi regionali da export land model e migrazioni bibliche di popolazioni cavallette alla ricerca di terre ancora quasi verdi ? )...Per me, tutto quello che conta, è di quanto riusciamo ad abbattere le emissioni di co2, ed in questo senso temo un baltic dry index troppo sostenuto dal tempo dal massiccio uso del carbone cinese e non solo.

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