blogo, informazione indipendente
Logo Blogosfere

Petrolio e prezzo della benzina: come la mucca sta alle scarpe

Giovedì 23 Febbraio 2012, 15:38 in Risorse di

Un litro di petrolio costa appena un terzo di un litro di benzina. Più che logico: come la mucca sta alle scarpe, o come si produce del buon vino.

petroliobottiglia.jpg

Proprio ieri si discuteva con un collega di Altreconomia della composizione del prezzo della benzina. Si constatavano le infinite variabili, nonché quella (a mio avviso fondamentale) del contesto politico-economico in cui il prezzo della benzina si muove. A tal proposito, ci sono due vecchi post in cui ne ho parlato. Una teoria come un'altra, ma a me suona plausibile ormai da anni.

Ma oggi vorrei riflettere su una piccola curiosità, che trovo su TMNews ripresa dal Financial Times: il barile prezzato in euro.

Si tratta per l'esattezza del petrolio del Mare del Nord, quello dei norvegesi, che è denominato in euro. Ha raggiunto il prezzo record di 93,63 euro al barile. (Il Brent è a 93,3 euro, minimissima differenza)

Facciamo un piccolo conto: ogni barile contiene 150 litri. Il greggio norvegese costa quindi 0,62 euro al litro.

0,62 euro al litro il greggio, 1,80 al litro la benzina. Forse anche a voi comincia a sembrare logico che il carburante sia arrivato a questi prezzi, senza scomodare complotti. In caso contrario, considerate che il petrolio sta alla benzina:

- Come la mucca sta alle scarpe

- Come il grano sta alla pastasciutta

- Come l'albero sta al giornale

Il litro acquistato dovrà essere trasportato da una petroliera; consegnato al porto, inviato attraverso un oleodotto ad una raffineria; raffinato in varie fasi; caricato e spedito su autobotti; scaricato alla pompa; venduto al dettaglio. A tutti questi costi base va aggiunto il legittimo guadagno di ciascuna delle entità coinvolte nei passaggi. Infine arrivano le accise, che pesano notevolmente.

Vi sembra ancora strano che un litro di benzina costi il triplo di un litro di petrolio?

Magari a qualcuno si: c'è persino chi pensa che una bottiglia di "buon vino" debba costare tre euro.

(Nota: quando il barile stava a 150$, nell'estate 2008, il litro di petrolio era pari a euro 0,70. Più di oggi quindi, ma la benzina costava appena 1,45 euro. Qualcuno ha calmierato, come da teoria all'inizio del post).

Foto - Finefueling

7
7 commenti
7
25 Mag 2012
alle 10:57

Dima

In Italia esistono i cartelli (più o meno taciti accordi tra le compagnie petrolifere).
Poi magari sarà anche colpa delle accise, della rete di distribuzione troppo capillare e quindi costosa ma dalla fine di marzo ad oggi le compagnie petrolifere, che lavorano nel mercato italiano, hanno sensibilmente incrementato i loro ricavi in Italia.
Vorrei solo ricordare che le accise non sono cambiate in questi ultimi mesi e allora come si spiega questo incremento dei ricavi visto che il prezzo del greggio è rimasto abbastanza stabile?
Sara

6
24 Feb 2012
alle 17:12

Pinco panco

@5 concordo.

E aggiungo una riflessione: l'aggressiva campagna (quasi intimidatoria) degli ultimi mesi contro il mercato nero, talmente diffuso da essere nel nostro paese la regola e non l'eccezione, soprattutto grazie alle misure sulla tracciabilità, ne sta facendo emergere una parte, contribuendo così a raddrizzare in parte le sorti del mercato ufficiale. Mi spiego meglio con un esempio:

Se ieri un'azienda italiana media fatturava ieri 5.000.000 + 2.000.000 in nero, oggi fattura 4.800.000 + 1.200.000. L'azienda ha preso una bella batosta, ma il danno ufficialmente è solo -200.000, perchè l'azienda ha dovuto far emergere una parte del nero (300.000). Se le condizioni non fossero cambiate, l'azienda avrebbe fatturato 4.500.000 + 1.500.000 - ecco che la crisi apparirebbe ben più grave! L'idea è che se si distrugge la parte "nascosta" dell'economia, i dati ufficiali non cambiano.

I numeri certo non sono questi, è solo un esempio (ci sono innumerevoli tipologie di aziende che somigliano a questa, però). E la parte che è emersa a causa delle nuove regole potrebbe non essere così importante, ma secondo me l'effetto c'è ed è voluto.

La conclusione è che statistiche e grafici sull'andamento dell'economia che ci propinano in TV potrebbero mostrare una situazione ben più ottimistica di quella che è in realtà. Perchè non dimentichiamoci che anche il nero fa parte dell'economia reale.

5
24 Feb 2012
alle 10:22

Paolo B.

Evidentemente quella garanzia di sopravvivenza tra aziende petrolifere ed economia come la conosciamo, si è annacquata. Andare a caricare di ulteriori accise il prezzo della benzina in Italia, come aumentare le tasse e reintrodurre la tassa sulla casa, dimostra che questo governo abbia poco interesse nel mantenere i consumi. Ma mi sembra che un po' ovunque nel resto dell'occidente l'economia reale sia stata messa decisamente in secondo piano rispetto a quella finanziaria.

E se vogliamo essere complottisti, allora possiamo anche pensare che le lobby della finanza lo sanno bene che la crescita così come la conosciamo non tornerà mai più, pur se il mantra propagandato dai soliti nauseanti personaggi in modo parossistico è sempre lo stesso: tornare a crescere, e questo per mezzo del taglio dello stato sociale, della maggiore flessibilità (leggi schiavizzazione) lavorativa, dell'aumento delle tasse. Una sorta di sottrazione di risorse alla Robin Hood ma al contrario, dai poveri verso i ricchi; e dulcis in fundo, lo scivolamento verso la dittatura finanziaria in tutti gli stati, di fatto già una realtà.

Purtroppo gli allocchi col paraocchi sono ancora tanti, troppi...

4
24 Feb 2012
alle 09:38

andreaX

Quando il barile era arrivato a 150 dollari il cambio euro dollaro era a noi favorevole e questo ha impedito ulteriori rialzi alla pompa.

Adesso invece sono successe due cose: anzitutto il suddeto cambio non è più favorevole ed inoltre sono aumentati i costi di raffinazione in quanto il petrolio adesso disponibile è in gran parte di cattiva qualità.

3
24 Feb 2012
alle 09:09

daniele.spagli

A suo tempo feci uno studio sull'andamento del prezzo della benzina e quello del prezzo del petrolio in euro.

Togliendo accise, IVA e dei costi ipotizzati in misura fissa si notava come gli andamenti fossero abbastanza coerenti, sia pur con delle limature in corrispondenza dei picchi che comunque non inficiavano l'andamento in maniera significativa, neppure durante i picchi a 150 dollari al barile.

I caloli sono fermi a qualche anno fa, ma stavo pensando di riprenderlo in mano perché anche a me questo continuo crescere del prezzo della benzina insospettisce.

C'è da tener conto che nel frattempo c'è stato un aumento dell'IVA e dei successivi aumenti dei prezzi delle accise, ma anche un'interruzione del flusso di petrolio "facile" da raffinare libico.

Per chi si volesse cimentare a ripendere i calcoli potete trovare dati e riferimenti di calcolo qui.

2
23 Feb 2012
alle 21:51

Sandro kensan

159 litri e non 150...

1
23 Feb 2012
alle 19:54

ijk_ijk

Se la benzina avesse gli stessi ricarichi che ha il grano trasformato in pane o pasta, allora costerebbe più di 10 euro al litro. È evidente che il mercato è calmierato.

 


Attendere la pubblicazione del commento

Seguici

Iscriviti ai nostri feed rss. Leggi in tempo reale tutti i post pubblicati dal blogger!

Post in evidenza su Blogosfere