Uno sguardo dal picco
Fukushima, un anno dopo, si avvia a diventare il museo di un'epoca. Come Pripyat, vicino a Chernobyl.

In occasione del primo anniversario della tragedia dello tsunami giapponese, e del seguente disastro della centrale nucleare di Fukushima, molti giornali pubblicano foto di Fukushima un anno dopo.
Come mai hanno un sapore di "già visto"? Perché, almeno a me, ricordano tantissimo le immagini di uno dei miei siti preferiti: quello in cui Elena Filatova ha postato le foto che ha scattato a Pripyat, la cittadina più vicina a Chernobyl.
Elena annota come la città di Pripyat sia ormai un museo a cielo aperto dell'Unione Sovietica, un momento del 1986 per sempre congelato nella storia.
La stessa cosa accadrà a Fukushima. Invece di bandiere rosse e reliquie militari, avremo laptop abbandonati che diventano pian piano obsoleti sotto le intemperie e sotto i nostri occhi. Magie della catastrofe nucleare.
Foto - Huffington Post
Sembra, un poco più in grande, una qualsiasi periferia urbana italiana. Date un'occhiata sotto ai cavalcavia o nei terreni abbandonati tra le "fabbrichette" degli impreditorini italiani... E' esattamente uguale, solo un po' più in "piccolo".
le foto di Elena Filatova sono post-apocalittiche, intendendo con ciò una post-apocalissi di qualsiasi dimensione (anche tutta la Terra).
alle 13:08
Alberto
già ma la maggior parte delle foto si riferiscono ai danni estremi del maremoto (tsunami). Nessuno è ancora riuscito a contare una sola vittima per causa di radiazioni ( forse con dispiacere di qualcuno...) . Mi sembra una differenza piuttosto rilevante con Chernobyl. Inolte i giapponesi (che conosco bene) non hanno alcuna vocazione a fare di un posto un museo. Avete povato a cercare su di Internet le immmagini odierne di Hiroshima e Nagasaki?