Uno sguardo dal picco
Milleduecento nuove centrali a carbone in tutto il mondo. A caccia di energia a basso costo, si rischia grosso.
Milleduecento nuove centrali a carbone in tutto il mondo entro i prossimi anni. Avete letto bene: 1200. Anch'io stentavo a crederlo, quando ho visto l'articolo del Fatto Quotidiano che ha fatto il giro della Rete e che vi invito a leggere.
Catastrofe climatica assicurata, avverte il World Resources Institute, ma l'allarme cade nel vuoto: l'importante, per i super-produttori, è garantirsi energia a basso costo.
Ecco il motivo, sempre quello. Malgrado i proclami entusiastici, l'intero pianeta è consapevole che la pacchia del petrolio a basso costo è finita, e che se si vuole continuare a sprecare energia come se nulla fosse è indispensabile ricorrere a sistemi inquinanti. Da qui il rinnovato entusiasmo per le centrali a carbone, o per il terribile fracking, un altro sistema inquinante e disperato per spremere petrolio persino dalle rocce. O sangue dalle rape.
Anche se si punta sulle rinnovabili, quel 30 o 40% che si riuscirà (con molto impegno) a raggiungere nei prossimi 10 anni non sarà in grado di compensare il calo di produzione petrolifera, e in particolare l'uso ancora obbligato del petrolio per i trasporti. Così, è caccia alle alternative: le più economiche ovviamente, che sono sempre le peggiori.
Forse dovremmo noi consumatori finali essere i primi a lanciare un segnale diminuendo i nostri consumi energetici, a cominciare dagli sprechi. Ma non basterebbe: industria, produzione e PIL hanno bisogno di enormi quantitativi di energia a basso costo. E l'unico modo per vederne calare il fabbisogno energetico, è una crisi globale. Uh, ma cosa ho detto?
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Foto - Pink Floyd, Animals
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