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Mar 10 3

Petrolio e Pasolini, senti chi parla.

Pubblicato da Debora Billi alle 11:47 in Books


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Sta creando un po' di scalpore tra chi si interessa di petrolio (e poi scrive a me) la notizia uscita ieri su Bookowski, il blog di Repubblica che si occupa di libri.

Parrebbe che sia stato ritrovato un documento scottantissimo, ovvero il famoso dattiloscritto originale del romanzo Petrolio, quello scomparso dallo studio di Pasolini in seguito alla sua misteriosa morte. Il romanzo uscì infatti incompiuto, e a quanto si è sempre vociferato anche "epurato" delle parti più scandalose che riguardavano l'ENI.

Ne abbiamo parlato tempo fa in occasione dell'uscita del bel saggio Profondo Nero di Giuseppe LoBianco e Sandra Rizza, in cui si ipotizza molto sensatamente un filo nero che unirebbe gli omicidi Pasolini e Mattei, e la scomparsa del giornalista Mauro De Mauro. Filo nero che originerebbe appunto dall'ENI, e dal suo allora Presidente Eugenio Cefis.

Petrolio, un romanzo sul potere come lo definisce Carla Benedetti su Nazione Indiana, è sempre stato a pieno titolo collocabile tra i molti misteri della nostra Repubblica. Si è parlato di capitoli spariti, appunti sparsi, di un altro libro "ispiratore" scomparso dagli scaffali nel lontano 1972, inchieste chiuse e riaperte. Un intreccio mai risolto, e molti pagherebbero pur di mettere le mani sull'opera intera... per amor di conoscenza o per amore di potere, appunto.

C'è da gioire quindi, alla notizia che il dattiloscritto sia finalmente tornato alla luce, tutto o in parte. Però... c'è un però: l'annuncio del ritrovamento arriva da una persona lontana anni luce dal povero Pasolini, ovvero nientemeno che Marcello Dell'Utri. Si, avete capito bene.

Ora, chi non è addentro potrebbe confondersi e ritenere che Dell'Utri, fondatore di Forza Italia e braccio destro di Berlusconi, sia un altro di quegli assatanati di potere che ben conosciamo, pronti a dilapidare fortune in alberghi lussosi tra minorenni col tubino nero. Niente di tutto ciò: Dell'Utri vive solo ed unicamente per soddisfare la sua insana passione, che è quella di collezionare antichi tomi e libri rari. Un modello di virtù, nel panorama politico italiano.

Il problema è, come ricorda divertito Olivero su Bookowski, che Dell'Utri si lascia travolgere spesso dall'entusiasmo e scambia fischi per fiaschi. Accadde con i diari di Mussolini, di cui sbandierò la proprietà e che L'Espresso smascherò in seguito come falsi. Accadrà lo stesso anche con il prezioso scritto pasoliniano? Non sappiamo. Dobbiamo attendere. Dell'Utri si riserva rivelazioni alla Fiera del Libro Antico a Milano il 12 Marzo. 

Ma conoscendolo, abbiamo motivo di credere che non parlerà.

 

Ott 0929

Gazpromnation: un libro indispensabile.

Pubblicato da Debora Billi alle 11:44 in Books


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Qualcuno di voi avrà sicuramente notato, nel piccolo blogroll in basso a destra, il link al blog Gazpromnation.

Gazpromnation è un blog accuratissimo gestito da Stefano Grazioli, che si occupa di cose russe e di cose energetiche (due argomenti inscindibili, direi). Stefano mi ha gentilmente mandato qualche tempo fa il pdf del suo ultimo libro, che si chiama Gazpromnation, il sistema Putin e il nuovo grande gioco in Asia Centrale.

Lo sto ancora leggendo, ma voglio in modo poco ortodosso parlarvene ancora prima di averlo finito. Questo libro è un vero manuale, mi sarà indispensabile anche in futuro, e dovrebbe essere sulla scrivania di ogni giornalista che scriva di cose non solo italiane.

Riepiloga alla perfezione tutti gli eventi russi degli ultimi vent'anni per consentirci di inquadrare la situazione attuale, lo fa con una scrittura scorrevole, semplice, diretta, e chi è in genere spaventato all'idea di affrontare gli intrecci politici post-sovietici troverà la narrazione chiarissima. Non solo: Stefano, finalmente, ci offre un punto di vista il più possibile obiettivo, evitandoci le consuete demonizzazioni a cui ci ha abituato la stampa occidentale e contemporaneamente gli occhiali rosa che i più ferventi putiniani de noantri (pochi, in verità) indossano con entusiasmo. Anche se, talvolta, è sufficiente non demonizzare per passare da putiniani...

Nel libro troverete, oltre alla storia contemporanea, le vicende Gazprom, i fatti sul petrolio e il gas, una bella analisi sullo scacchiere eurasiatico inclusi gli aspetti strettamente militari, e (davvero indispensabile) un dettagliato esame delle Repubbliche ex-sovietiche dell'Asia Centrale oggi al centro del Grande Gioco di brzezinskiana memoria.

Ma soprattutto Stefano Grazioli riesce a farci capire cosa pensano Putin, Medvedev e l'intera amministrazione russa, e la loro visione strategica per il futuro. Suggerendoci che, spesso, basta stare ad ascoltare cosa dicono:

Primo punto: la Russia riconosce la priorità dei principi fondamentali del diritto internazionale che definiscono le relazioni tra i popoli civili. E nell’ambito di questi principi, di questa concezione del diritto internazionale, noi svilupperemo le nostre
relazioni con gli altri stati. Secondo: il mondo deve essere multipolare. L’unipolarismo è inaccettabile. Il dominio è inammissibile. Noi non possiamo accettare un ordine mondiale in cui tutte le decisioni vengano prese da un solo paese, pur serio e autorevole come gli Stati Uniti d’America. Un mondo simile sarebbe instabile e minacciato dai conflitti. Terzo: la Russia non vuole scontrarsi con alcun paese. La Russia non vuole isolarsi. Svilupperemo quanto possibile le nostre relazioni amichevoli con l’Europa, con gli Stati Uniti e con gli altri paesi del mondo.
(Medvedev)

Trovate il libro su Lulu, sia in versione cartacea che scaricabile. Buona lettura.

 

Mar 0923

Io so: Profondo Nero.

Pubblicato da Debora Billi alle 09:10 in Books


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Finalmente, mi sono detta quando ho saputo dell'uscita di questo libro. Finalmente.

Molti di voi sanno quanto ammiro Enrico Mattei, che senza essere un politico era uno degli ultimi "statisti" che ha prodotto questo sventurato Paese. Uomo di pochi scrupoli e grandi capacità, fiuto e intelligenza, che ha saputo mettere al servizio delle necessità del popolo italiano e dell'azienda che dirigeva, l'ENI. Mattei credeva che l'ENI esistesse al solo scopo di portare energia all'Italia, con ogni mezzo, anche quelli al limite del lecito. Un carattere, scusate il paragone, un po' alla Oskar Schindler.

Ufficialmente morto in un "incidente" aereo, il suo assassinio è stata una terribile disgrazia che ha colpito tutti per anni, forse per decenni. Chi si interessa di cose petrolifere più volte si sorprende a dire a se stesso "Ah, se ci fosse ancora Mattei...".

Così come chi assiste impotente allo scempio che si è fatto della cultura italiana, della libertà di stampa, della democrazia parlamentare, si sorprende spesso a pensare "Ah, se ci fosse ancora Pasolini...". Pasolini si scandalizzava della politica degli anni '70: cosa direbbe ora? Come saprebbe analizzare il contesto "civile" in cui ci troviamo impantanati ormai da vent'anni?

Profondo Nero, il libro di Giuseppe Lo Bianco e Sandra Rizza, per i tipi di Chiarelettere, fa quello che si sarebbe dovuto fare da tempo: raccontarci finalmente il filo nero che unisce l'omicidio Mattei con l'omicidio Pasolini. Un filo nero legato a una lupara bianca, ovvero la scomparsa del poco conosciuto ma coraggioso giornalista siciliano Mauro De Mauro. Sia De Mauro che Pasolini avevano avuto l'ardire di non accontentarsi della versione ufficiale, quella che voleva Mattei vittima di un banale incidente, ma erano andati ad indagare, a ricostruire, a ficcare il naso là dove la storia non convinceva. De Mauro lo faceva per il regista Rosi, che preparava Il caso Mattei, Pasolini per il suo ultimo romanzo intitolato appunto Petrolio.

Ed entrambi avevano scoperto qualcosa di scottante, che coinvolgeva quello che divenne poi Presidente dell'ENI: Eugenio Cefis. Uomo potentissimo, che tesseva oscure trame in compagnia di altri oscuri, da Cuccia alla P2. Ma furono uccisi prima di poterlo raccontare.

Profondo Nero, curato come un saggio e appassionante come un romanzo, è uno di quei libri che dispiace finire. All'ultimo capitolo vien voglia di gridare "Ancora, ancora!", vogliamo saperne di più, vogliamo sapere tutto il resto! Ma tutto il resto, forse, non si saprà mai. Se lo sono portato via Mauro e Pier Paolo, sotto un pilone dell'autostrada e sulla spiaggia di Torvajanica.

 

Dic 0721

Regalo istruttivo per adulti.

Pubblicato da Debora Billi alle 00:00 in Books


Ho comprato questo libro un mesetto fa. Credevo di non essere ormai più capace di stupirmi: ne leggo ogni giorno di cotte e di crude e so a che inenarrabili livelli di diabolica efferatezza riesca ad arrivare chi ha in mano le redini del mondo.

Ebbene, c'è ancora margine. Naomi Klein con Shock Economy ha prodotto un altro lavoro straordinario ed è stata capace di trovare informazioni che nessun altro aveva finora non solo reperito, ma anche messo insieme per formare l'ennesimo diabolico disegno.

Già il primo capitolo è uno shock di per sé, trattando dei raffinati esperimenti di tortura psicologica escogitati da medici e scienziati per dare una mano a interessatissimi governi. Da lì, una disamina spietata e allucinante del cancro economico mondiale chiamato anche Scuola di Chicago, quella feroce dottrina economica che anche qui in Italia, come dovunque, vediamo all'opera.

Il dolore, la sofferenza e i cadaveri che ha prodotto tale dottrina sono disseminati in mezzo mondo, dalla Polonia alla Russia, dall'Argentina all'Inghilterra all'Iraq. Una teoria che prevede non solo la messa in opera su popoli sotto choc per pregressi disastri naturali, economici o politici, ma ne programma il disastro a tavolino qualora non fosse già avvenuto da solo. Nessuno la scampa, come Naomi dimostra intervistando personaggi che hanno avuto ruoli di primo piano e producendo prove inconfutabili.

Questo libro dà la nausea. Non un regalo di Natale lieto e disimpegnato, insomma. Ma dopo averlo letto ascolterete con altre orecchie le parole "privatizzazione", "competitività", "flessibilità", "liberismo".

E chissà, anche le parole "libertà" e "democrazia".

Giu 07 6

Leonardo Maugeri: "Ahmadinejad è d'accordo con gli USA"

Pubblicato da Debora Billi alle 08:57 in Books, Esperti


La rivelazione è scottante. Non so come maneggiarla. Francamente, non saprei neppure dire se Leonardo Maugeri, pezzo grosso dell'ENI di portata internazionale, stesse scherzando o meno. Comunque, io vi riporto la storia così come è arrivata dall'ing. Eugenio Saraceno, membro Aspo che ha ascoltato Maugeri alla conferenza di presentazione del suo libro "L'era del petrolio" e ha potuto scambiare con lui qualche parola in privato.

Cari amici,
Ho appena scambiato due chiacchiere con Leonardo Maugeri di ENI a margine della presentazione del suo libro al Festival dell'economia.
Ha esordito l'intervento molto male, citando un rapporto della CIA anni '70 in cui si paventava a breve il picco del petrolio, e invece di petrolio ce n'è tanto visto che siamo in grado di tirare fuori solo il 35% e le nuove tecnologie ci permetteranno di estrarne percentuali maggiori etc. Poi ha corretto il tiro dicendo che effettivamente c'è un problema nel settore dell'upstream, gli investimenti sono stati scarsi, ci vorranno anni per recuperare, nel frattempo il paniere dei greggi si è appesantito, i costi di estrazione sono cresciuti, la domanda ha raggiunto l'offerta e il settore della raffinazione non riesce a garantire le quantità di prodotti petroliferi domandati quindi bisogna risparmiare, per primo
lui dice di non usare l'auto e disprezza i suv! Ha detto anche una cosa molto sensata sul fatto che non sono i cinesi i veri divoratori di petrolio (solo 6 mln di barili al giorno) ma gli USA con i loro 22 mln di barili giornalieri. Ha parlato anche dei biocarburanti tradizionali ai quali ha fatto sostanzialmente le stesse critiche che facciamo noi.

Il sottoscritto era in pole position in prima fila e non mi sono fatto sfuggire l'occasione di chiedergli a quanti milioni di barili al giorno ammonterebbe la sua previsione di produzione aggiuntiva.
Dopo il 2010 raggiungeremo i 100 mln di barili al giorno di produzione media mi ha risposto. Si poteva fare una sola domanda altrimenti gli avrei chiesto anche la localizzazione geografica delle extra produzioni, visto che i tre maggiori produttori Arabia, Russia e Usa oggi come oggi sembrano alla corda ed incapaci di qualsiasi incremento produttivo!

Comunque alla fine dell'incontro, mentre attendeva il taxi insieme ad un tizio della casa editrice ne ho approfittato per avvicinarlo con la scusa dei complimenti per l'esposizione, così ho potuto scambiare due chiacchiere, mi sono presentato come membro di ASPO Italia. "Ah, si, sa, quelli che sostengono la fine del petrolio" ha detto al suo editore, poi abbiamo continuato a scambiare qualche battuta. Mi ha rivelato di essere entrato in polemica con Campbell per una questione di articoli pubblicati sul Newsweek ed in cui il nostro lo avrebbe attaccato personalmente. "Sa i giornali ci sguazzano in queste polemiche, comunque io in quanto portatore di interessi in una grande compagnia petrolifera avrei tutto il vantaggio a che i prezzi rimanessero alti..."
"Beh" ho risposto io, "ci sono dei giochi delle parti sui media mondiali che hanno proprio questo scopo, pensi a quando Ahmedinejad nelle fasi di calo dei prezzi immancabilmente fa affermazioni che tengono alta la tensione..."

"Ahmedinejad è amico degli americani, agiscono di concerto..." si è lasciato sfuggire con sorriso compiaciuto.
"Ho gradito la sua presentazione e la sua franchezza ..." ho detto congedandomi.

Eugenio Saraceno 

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