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Una storia come questa pare del tutto surreale. Ma ve lo immaginate? Un comitato di vittime dell'uragano Katrina, quello che nel 2005 ha devastato New Orleans, ha deciso di unirsi in una class action: faranno causa a compagnie petrolifere, energetiche e chimiche per le emissioni di gas serra che, cambiando il clima, hanno determinato poi il distruttivo uragano.
La cosa è talmente contorta e farraginosa che ci sarebbe da aspettarsi che i giudici gli ridano in faccia. Ma invece no: dopo un'iniziale bocciatura della vertenza da parte di una Corte minore, ben tre Corti Federali hanno poi dato il via alle procedure necessarie per continuare: la prima delle quali un nuovo esame da parte di nove giudici, poi la sentenza definitiva entro il 2010 ed eventualmente la Corte Suprema. Le compagnie chiamate a rispondere sono parecchie, tra cui Shell, ExxonMobile, BP e Chevron, oltre a Honeywell e American Electric.
Quello che davvero è interessante in questa diatriba da film è proprio la linea di difesa che adotteranno tali "pezzi da novanta". C'è da scommetterci che metteranno sul piatto studi scientifici che dimostrano come il cambiamento climatico non esista, oppure che non è causato dalle attività industriali bensì da quelle solari o altro. Sarà avvincente seguire il "botta e risposta" su questi argomenti: non sarebbe la prima volta che un'ipotesi scientifica viene avallata o sbugiardata in un tribunale, almeno negli USA dove certe class action sono consentite.
Qui da noi, che ridiamo di certe assurdità americane, nessuno fa di queste richieste di risarcimenti. Eppure, ce ne sarebbe da incolpare: come mai, ad esempio, si verificano continue frane? Chi ha colpevolmente avallato la cementificazione di terreni e fiumi? Qualcuno direbbe che non sappiamo più accettare una catastrofe naturale senza trovare un capro espiatorio; più semplicemente, le catastrofi naturali accadono, ma quando c'è qualcuno che aiuta in ogni modo la Natura allora al cittadino gli girano le balle.







