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Gen 1016

(Anche) l'auto elettrica ha gli occhi a mandorla.

Pubblicato da Debora Billi alle 19:25 in Energia


Da una segnalazione via Facebook, ecco un'inchiesta dell'ottimo Maurizio Torrealta di RaiNews24. Si racconta di come finalmente siamo in dirittura d'arrivo per le auto elettriche, e indovinate chi si trova in pole position? Esatto: la Cina. Prepariamoci ad un'invasione di veicoli elettrici ed ibridi, e non la solita robaccia. Veicoli innovativi, già sulle linee di montaggio.

Il reportage è interessante, ancora più interessante l'orario di messa in onda che potete vedere in basso a sinistra: le 4 e 19 del mattino...

 
Gen 10 8

Chi ci scalderà?

Pubblicato da Debora Billi alle 11:05 in Energia


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E' inverno, nevica, piove e tira vento. Messa così, sembro un telegiornale: che d'inverno faccia freddo è una di quelle non notizie che piacciono tanto alla TV. Ma quando entra il fattore energetico, specialmente in tempi di crisi, è tutta un'altra storia.

Ad esempio, c'è chi si sta surgelando senza una via d'uscita. L'Esercito della Salvezza, negli Stati Uniti, ha lanciato un penoso allarme: il numero di persone senza riscaldamento o elettricità è raddoppiato. I loro uffici sono pieni di gente che chiede un aiuto economico per riuscire ad accendere stufe e caldaie, gente che da due o tre mesi se ne sta in casa senza più l'allaccio alla corrente. Molto più lontano, in una situazione completamente diversa, ci sono popolazioni andine che a causa del cambiamento climatico meditano di abbandonare per sempre i villaggi dove vivono da secoli: il freddo ogni anno arriva prima, e non riescono più a trarre dall'ambiente la già scarsa sopravvivenza.

Tutt'altra storia, ma sempre guai, nella calda Florida che a causa del gelo ha visto addirittura distacchi elettrici per eccesso di domanda. La stessa cosa accade a Lhasa nel Tibet, e un po' in tutta la Cina.

Ma la fifa più grossa se la stanno prendendo gli inglesi, che come sappiamo hanno praticamente esaurito le loro risorse del Mare del Nord e ora sono gli ultimi della fila per il gas russo. La compagnia nazionale del gas ha già avvisato che, a causa dell'eccessivo consumo, se il freddo perdura sarà costretta a chiedere agli impianti produttori di energia di diminuire la domanda, o addirittura a tagliare le forniture di gas alle industrie per non lasciare le famiglie al freddo.

 

Dic 0924

Luci a pedali, e simbolismi natalizi.

Pubblicato da Debora Billi alle 09:23 in Energia


Mi sembrava che qualcosa di buono fosse uscito da Copenhagen, senza offesa per gli amici danesi. Un'idea carina, "verde" e natalizia.

L'albero di Natale cittadino è come sempre tutto illuminato, ma l'energia per accendere le mille lampadine colorate arriva da... i passanti. Che salgono sulle biciclette collegate all'impianto elettrico, e pedalando consentono alle lucine di restare accese. Non ho fatto in tempo ad entusiasmarmi, che vengo a sapere che a Bologna accade la stessa cosa. Peccato che le bici dei passanti accendano soltanto alcune lucette rosse, mentre la luminaria generale è solidamente garantita dalla rete elettrica. Sarà uguale l'albero danese?

A Natale è importante il simbolismo, e il simbolismo di tutto ciò lo riassume molto bene il blog di Wolf:

il messaggio di cui il bell'abete è incolpevole ambasciatore sembra essere: “noi facciamo tutte le turbogas etc. che ci pare, perché questo deve garantire lo show che must go on (ovvero le lucine bianche). Voi pedalate così vi sentite utili e soprattutto così state partecipando a rendere più verde il mix di fonti energetiche, e quindi essendo nostri collaboratori non ci romperete le palle quando faremo un impianto nocivo sotto casa vostra – al limite se pedalate più forte lo facciamo più piccolo. Però non dimenticate mai che voi state giocando con le misere lucine rosse.

Buona Vigilia a tutti.

 
 
Dic 0910

Elettricità dalla cacca di mucca.

Pubblicato da Debora Billi alle 16:31 in Energia


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Nel Kansas hanno 2 mucche per ogni abitante. E' magnifico che un intero Stato si dedichi esclusivamente ad attività bucoliche, ma l'idea di certi allevamenti intensivi, con l'inquinamento (e le sofferenze animali) che si portano dietro, smonta tutta la poesia.

Le emissioni di tali allevamenti moderni sono un vero disastro per il clima, e i quantitativi di rifiuti che gli animali producono sono enormi, non si può certo immaginare di farne fertilizzante. Così, un allevatore del Kansas ha pensato di produrre elettricità. Nella contea di Grant County entrerà in funzione a gennaio prossimo un impianto che, direttamente dalle stalle, trasformerà lo sterco in un carburante in grado di produrre energia elettrica per 30 abitazioni.

Se consideriamo che lo sterco che una sola mucca produce in un anno contiene la stessa quantità di energia di oltre 500 litri di benzina, comprendiamo come i cowboys comincino ad immaginare se stessi come dei nuovi "Gigante". E non sono i soli: gli americani sono molto bravi a cambiare repentinamente direzione al momento del bisogno, così nel Minnesota stanno già producendo elettricità dallo sterco dei tacchini, mentre nel Missouri sperimentano un mix di sterco e carbone. E addirittura, in Texas, sono riusciti a produrre benzina ad alto contenuto di ottani.

Ma agli attivissimi americani non basta. Nell'Oregon, un contadino che fa agricoltura biologica è riuscito ad equipaggiare il suo trattore, che risale addirittura al 1940, con un motore elettrico. Chissà cosa riuscirebbe a fare il nostro contadino Ste, che invece ha un modello fiammante del 1962...

 

Ott 0931

Ma non c'era un posto più brutto?

Pubblicato da Debora Billi alle 23:58 in Energia


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Magari qualcuno troverà questo post troppo buonista. Sapete, anche a me si cariano i denti quando leggo certe esagerazioni sui poveri animaletti che noi diabolici duezampe sottoponiamo a chissà che abusi, e che sarebbe meglio estinguere la specie umana anziché far soffrire un solo povero innocente cucciolo di scarafaggio.

Però altre volte mi chiedo se non lo facciamo apposta a esercitare crudeltà, pressapochismo e disinteresse verso la pelliccia altrui. Il fatterello che leggo dalla California si configura come un altro di quei casi in cui "glielo ha detto il diavolo", perché non regge neppure alla prova stupidità. (En passant: la teoria del diavolo si fa ogni giorno più plausibile, direi).

Ecco qua: in California si progettano tante belle e innovative centrali fotovoltaiche, che per rispettare la legge del 30% di energia rinnovabile entro il 2020 dovranno produrre ben 5.300 megawatt di energia elettrica. I progetti sono un pezzo avanti, e si è già individuata l'area dove le compagnie interessate dovranno procedere con gli impianti.

Si tratta di un'area protetta. Ci vivono lucertole cornute, una colonia di tartarughe, specie rare di cactus, e vi sono stati reperiti antichi manufatti indiani. L'area protetta è in mezzo al deserto, certamente, e se non facciamo centrali fotovoltaiche nei deserti dove diamine dobbiamo farle? In fin dei conti, poi, il deserto non è esattamente l'Amazzonia quanto a pullulare di vita, e se dobbiamo fermare anche i progetti sostenibili per quattro lucertole stiamo freschi. Almeno, questo è quanto non a torto sostengono alcuni. 

C'è anche un altro punto di vista però. Tutta la California è soleggiatissima. Non esistono, in tutto lo Stato, posti da schifo? Che so, centri commerciali abbandonati, discariche, campi incolti e persino inquinati? Su, se ci pensiamo bene riusciamo a trovare chissà quanti postacci da noi già abbondantemente rovinati e in attesa solo di un'occasione per riscattarsi. Con la devastazione del territorio che abbiamo prodotto negli ultimi cinquant'anni, c'è solo la difficoltà della scelta.

Premesso allora che è sacrosanto costruire centrali alternative, perché perseguire la solita vecchia strada di continuare a distruggere i pochi posti rimasti incontaminati? Forse perché i posti incontaminati sono in genere demaniali e quelli malamente antropizzati appartengono a qualcuno? Orsù, facciamo il lavoro fatto bene fino in fondo, e ricicliamo quanto di brutto abbiamo costruito, o quanto di bello abbiamo distrutto, per scopi finalmente più nobili.

Con molte grazie anche dalle lucertole cornute.

 

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