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Categoria: « Energia | Esperti | Gas »
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Apr 06 2

International Oil Summit, Parigi 7 Aprile.

Pubblicato da Debora Billi alle 20:03 in Esperti, Peak Oil, Scenari


Il 7 aprile 2006, venerdì prossimo, si aprirà a Parigi uno dei più importanti appuntamenti dell'anno: l'International Oil Summit, che vedrà la partecipazione di ministri, politici, esperti e consiglieri di amministrazione del settore energetico e petrolifero. I principali interrogativi a cui il Summit cercherà di dare risposta sono quelli "caldi" del momento:
-Strategia delle riserve, nel contesto della forte crescita della domanda e dei prezzi alti;
- Relazioni NOC-IOC e il loro impatto sugli investimenti: accesso alle riserve, strategie e interessi comuni;
- Rispondere ai prezzi elevati: cercare un bilanciamento tra domanda e offerta o moderare i consumi?
A quanto sembra, si pensa l'impensabile. Moderare i consumi non è mai stata una frase popolare nel mondo del petrolio. E che si cominci, anche se sottilmente, ad esaminare scenari diversi lo dimostra l'edizione speciale di Global Players che la CNBC trasmetterà proprio dal summit di Parigi venerdì 7, e che vedrà presenti i 4 principali attori del palcoscenico petrolifero mondiale: Shell, OPEC, IEA e... Aspo International, nella persona del Presidente svedese Kjell Alekjett.
Insomma, il peak oil non è più un convitato di pietra, ma entra a pieno titolo nello scacchiere globale. Comincia il conto alla rovescia per quando ne sentiremo parlare al TG delle 20.

Mar 0628

I politici e il non reagire.

Pubblicato da Debora Billi alle 19:59 in Esperti, Italia, Scenari


Adesso, sono gli esseri umani a stravolgere gli ecosistemi. Come un principiante che non sa guidare la bicicletta, abbiamo aspettato troppo prima di reagire al riscaldamento globale e all'esaurimento dei fossili. La reazione tarda ad arrivare, ma quando arriverà potrebbe essere eccessiva (per esempio "conquistiamo il Medio Oriente per prenderci il petrolio!"). Comunque vada, trovare un punto di equilibrio sarà molto difficile.

Il prof. Ugo Bardi, Presidente di AspoItalia, ama concederci anteprime dei suoi scritti e di questo gli sono molto grata.
Ecco il suo nuovo vivace contributo, che ci svela finalmente l'annosissimo mistero del "Perché i politici non fanno niente?". Si chiama Mysperception of Dynamics, ed è facilissima da capire!

Gaia è una bicicletta? Perché non si reagisce alla crisi energetica e climatica.

di Ugo Bardi

Ero seduto in platea ad uno dei tanti incontri sull'energia che si fanno in questo periodo. Parlava l'assessore di non so che, o forse era il presidente della commissione di non so che altro. Parlavano di impianti di riscaldamento solare, di mezzi pubblici, di biciclette, di fotovoltaico e di eolico. Uno consigliava di fare la doccia invece del bagno, che si risparmiano due terzi dell'acqua.

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Gen 0626

Energia Italia: prime proposte dalla politica.

Pubblicato da Debora Billi alle 00:09 in Esperti


Ho il piacere oggi di ospitare un intervento di Fabio Roggiolani, membro AspoItalia, consigliere Regionale dei Verdi e Presidente della Commissione Sanità della Regione Toscana. E' un'analisi impietosa della situazione delle risorse energetiche: dal carbone al nucleare ai famosi rigassificatori. Un primo "che fare?" di ampio respiro che arriva dalla politica italiana, ci auguriamo con le elezioni imminenti che di proposte per il futuro energetico del Paese comincino ad arrivarne molte. E, soprattutto, che siano sensate...

Sul modo italiano di affrontare la crisi energetica globale: ovvero come aggiungere errori a errori
di Fabio Roggiolani
(con la collaborazione di Francesco Meneguzzo e Ugo Bardi)

Sostiene il nostro Presidente del Consiglio che in Italia le cose non vanno tanto male; concediamoglielo pure: la liquidità è ancora abbondante, il benessere abbastanza diffuso, nonostante segni non nuovi ma sempre più gravi di sofferenza di strati crescenti della popolazione.
Sosteniamo noi, invece, che non è più tanto, o meglio non è soltanto, una questione di soldi, ma di qualcosa di molto più profondo e basilare: quasi letteralmente, ci sta venendo a mancare la terra sotto i piedi, quella terra su cui tutta la nostra civiltà, il benessere l'abbondanza e la coesione sociale si fondano, che è l'energia.
Dalla rivoluzione industriale in poi, la vocazione dell'Italia, Paese privo di risorse energetiche importanti, è sempre stata quella di usare l'energia, acquistata fino a poco tempo fa a basso prezzo, per trasformare le materie prime o semilavorate in prodotti finiti, vocazione fondata sulla conoscenza e il know-how. Se la capacità di apprendere e innovare sono state colpite duramente dalla politica dell'educazione e della formazione praticata da questo Governo, è sul costo dell'energia e perfino sulla sua disponibilità che si concentra la nostra grande preoccupazione. Un problema di enorme complessità che solo forze politiche responsabili, capaci, che godono della fiducia delle migliori energie del Paese, potranno affrontare senza esitazioni e con la massima priorità e urgenza.

Dice il proverbio che "le disgrazie non vengono mai sole" e sappiamo anche che "i nodi vengono al pettine". In questo momento, tutti i nodi del problema energetico si stanno intrecciando tutti insieme nel grande pettine del sistema geopolitico mondiale. Tutti abbiamo notato i prezzi del petrolio fuori controllo, nuovamente verso i 70 dollari al barile, e le incertezze nella fornitura di gas naturale. Ma non é solo questo il problema: i prezzi di tutte le materie prime stanno andando alle stelle, inclusi di quelle che ci vengono proposte come "alternative" al petrolio. Il carbone si sta avvicinando ai 60 dollari alla tonnellata (da sotto i 20 che era pochi anni fa) e l'uranio, tanto decantato come risorsa inesauribile, sta salendo di prezzo a livelli stratosferici. In questa situazione é ovvio che non c'é da stupirsi se oscure nubi di guerra si affacciano all'orizzonte. Se la situazione continua in questo modo, le conseguenze su economie come la nostra, che dipendono quasi al 100% da materie prime importate dall'estero, non possono essere che disastrose. E, del resto, lo stato della nostra economia materiale é già disastroso.

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Gen 0625

Ugo Bardi interviene sulla questione gas.

Pubblicato da Debora Billi alle 00:55 in Esperti


Ugo BardiSono felicissima di ospitare oggi un intervento, scritto proprio per il blog, del prof. Ugo Bardi dell'Università di Firenze, Presidente dell'AspoItalia, branca italiana dell'associazione internazionale che studia il picco petrolifero. E' un interessante articolo che ci lascia intravedere quali potrebbero essere le sorti dell'economia mondiale alla luce della crisi energetica in corso.
Buona lettura a tutti!

LA FINE DELLA GLOBALIZZAZIONE?
di Ugo Bardi

La disputa sulla questione delle forniture di gas russo all'Ucraina continua, e la questione è lontana da
essere risolta. Questa storia ha messo a nudo una conflittualità che era latente e che aspettava solo un pretesto per scatenarsi. Una conflittualità che non riguarda solo il gas russo ma che coinvolge tutto il mercato delle materie prime mondiali che è stato gestito fino ad oggi nell'ambito di un sistema che chiamiamo "globalizzazione".

La globalizzazione è il risultato di un accordo tacito che, fino ad oggi, era stato vantaggioso per tutti. Nel mercato globale liberalizzato, i paesi consumatori hanno la garanzia di poter accedere alle materie prime a prezzi ragionevoli, mentre i paesi produttori sono garantiti dal rischio di essere rapinati da paesi militarmente più forti. Ma l'invasione dell'Iraq nel 2003 e l'embargo del gas naturale Russo del 2006 hanno messo in dubbio entrambi questi elementi. E' possibile che la crisi che stiamo vedendo segnali l'inizio della fine della globalizzazione?

L'idea di un mercato mondiale liberalizzato nasce in tempi recenti da condizioni molto particolari, ovvero dalla crescente domanda di risorse minerarie da parte dei paesi industrializzati e dall'impossibilità di soddisfarla con risorse nazionali. Il problema si è posto per tutto il ventesimo secolo, ma il punto critico che ha dato origine alla situazione attuale lo si trova con la crisi petrolifera degli Stati Uniti che comincia nel 1971. Il petrolio è la risorsa "principe" dei paesi industrializzati e, a quel tempo, il graduale esaurimento dei giacimenti americani aveva reso impossibile soddisfare la domanda statunitense di petrolio con le sole risorse nazionali. La crisi portò a quel periodo di incertezza e di alti prezzi che chiamiamo oggi la "Grande Crisi del Petrolio." Il sistema produttivo si riassestò a partire dal 1985, circa, con l' l'ingresso sul mercato del petrolio medio-orientale e di quello del mare del Nord, che andavano gradualmente a sostituire le risorse nazionali degli Stati Uniti, diventati paese importatore. In questo quadro profondamente cambiato rispetto al mondo di prima del 1970, la globalizzazione garantiva a tutti la possibilità di accesso al petrolio e, contemporaneamente, a tutte le altre materie prime.

La globalizzazione, tuttavia si basa su una situazione di abbondanza, perlomeno relativa. Fino a pochi anni fa, in effetti, le capacità produttive dei paesi esportatori di petrolio erano in eccesso rispetto alla domanda degli importatori. Tuttavia, questo eccesso di capacità si è gradualmente esaurito e oggi praticamente non esiste più. Il petrolio non è infinito e non esistono più aree "vergini" del pianeta nelle quali possiamo sperare di trovare nuovi giacimenti abbondanti. In queste condizioni di relativa scarsità, si fa sempre più forte la tentazione per i produttori di tenersi per se le loro risorse, mentre al contempo si fa sentire quella per gli utilizzatori di prendersele con la forza se ne hanno la possibilità. Sembrerebbe che sia proprio questo che stiamo vedendo accadere, sia col petrolio che col gas naturale, anch'esso non infinito e che sembra stare raggiungendo i suoi limiti produttivi. La crisi si sta facendo sentire un po' per tutte le materie prime che stanno vertiginosamente aumentando di prezzo, in parte certamente anche a causa del progressivo esaurimento delle risorse.

Possiamo prevedere un ritorno nel prossimo futuro alla condizione di prima della globalizzazione, ovvero economie nazionali protezionistiche?
E' ancora presto per dirlo ma, se questo avvenisse, le conseguenze sarebbero disastrose per le economie di paesi che, come l'Italia, non hanno importanti risorse minerali proprie. Peggio ancora sarebbe se questo ritorno fosse accompagnato da una serie di guerre per le risorse.
Ricordandoci l'antica maledizione cinese, sembra che stiamo vivendo in tempi più interessanti di quanto ci piacerebbe che fossero.

Gen 06 3

Russia:...e il gas appartiene al popolo.

Pubblicato da Debora Billi alle 17:50 in Esperti


Sono contentissima di ospitare oggi un intervento, scritto in esclusiva per il blog, di Francesco Meneguzzo, fisico CNR, esperto meteorologo, membro di ASPOItalia, che collabora con importanti istituti della Federazione Russa in progetti tecnologici.
Francesco ci offre un quadro che ci aiuta a capire cosa sta succedendo nella Russia... neostatalista, che ha le leve di comando del gas mondiale in una situazione di crisi energetica e le manovra per i propri interessi nazionali, senza favorire i soliti poteri globali.

Potenza ri-emergente: la Russia dopo le follie oligarchiche
di Francesco Meneguzzo
Mentre l'Occidente politico, ignaro di picchi petroliferi e carenze, si sfinisce in dispute sui princìpi nei brevi orizzonti delle varie legislature, tranquillizzato dai comunicati stampa delle grandi compagnie, o si lancia in guerre assurde e invincibili, comunque sempre al servizio delle grandi multinazionali energetiche, qualcuno più a est ha capito. Non nell'est di cui si parla e scrive tutti i giorni, ma in Russia, dove la folle spoliazione delle risorse consentita ai furbetti del quartierino di quelle latitudini - gli oligarchi - che ha privato negli anni '90 del secolo scorso quel Paese perfino dei mezzi di sussistenza (mentre ha creato ricchezze immense e incontrollabili), ha lasciato il posto alla nuova velocissima statalizzazione.
PutinLo Zar Putin, che raccoglie, qualsiasi cosa se ne possa pensare, un consenso enorme e solidissimo, come mai ebbero neppure i comunisti post-Stalin, ha saputo in 5 anni sottrarre con ogni mezzo a pochi mafiosi spaventosamente ricchi, ultimi Khodorkovskij e Abramovic, la proprietà del gas e soprattutto del petrolio russo, riunendo infine il complesso estrattivo, di raffinazione e distribuzione sotto la potentissima e statalissima Gazprom (che significa semplicemente "Industria del Gas").
E mentre i prezzi del petrolio in rapidissima ascesa consentono profitti vertiginosi anche in una situazione estrattiva che per la Russia è post-picco da quasi venti anni, è il gas, di cui la Russia detiene le maggiori risorse mondiali, un'arma più potente di qualsiasi missile nucleare. Se i Paesi vicini, ex Patto di Varsavia, dovessero pagare il metro cubo di gas quanto lo paghiamo noi, per loro sarebbe la fine. Se la Russia indirizzasse il gas verso oriente, noi saremmo in enormi difficoltà. La Russia è anche, paradossalmente, il Paese relativamente più affidabile per gli USA, per gli approvvigionamenti di gas (liquefatto).
Quello di cui vorrei però parlare è il risultato della rivoluzione strisciante che è avvenuta in Russia nell'era Putin. Periodicamente, da tre anni, mi reco a Mosca, che certo non rappresenta tutta la Russia, ma in quella città i cambiamenti sono più immediati ed evidenti. Fino alla primavera scorsa (2005), osservavo ogni volta un certo miglioramento degli standard di vita, ma limitato, quasi "naturale" dopo la tragedia degli anni '90. Mancavo però da sei mesi, da Giugno scorso, e questa volta l'impressione è stata strabiliante: una selva di palazzi nuovi, altissimi e modernissimi, molti meno barboni, le persone vestite molto meglio, perfino sorridenti (che è assolutamente incredibile, conoscendo i Russi!),Il parco auto rinnovato con stile occidentale (tanto che la nazionale AvtoVAZ sta chiudendo), i salari aumentati del 30-50% in sei mesi, i prezzi in corrispondente salita. Per l'occidente, una oppotunità e insieme una minaccia: speriamo di cogliere la prima ed evitare la seconda (intanto i Cinesi fanno la file e l'anticamera nelle aziende, negli Istituti, nei Ministeri).
Un Paese ricchissimo di risorse naturali, quindi, che se ne è riappropriato per il proprio sviluppo, finalmente iniziando a trasferire sulla comunità e sulle infrastrutture le immense ricchezze finora appannaggio di improvvisati tycoons. Una riflessione, forse, s'impone anche dalle nostre parti...

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