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Categoria: « Geopolitica | Italia | Peak Oil »
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Gen 0811

Il diritto alla scomparsa della monnezza.

Pubblicato da Debora Billi alle 09:58 in Current Affairs, Italia


Sarò talebana io, ma a me questa faccenda della monnezza ricorda tanto la questione del "diritto alla benzina". Non voglio entrare nel merito di Napoli, della camorra, delle beghe bassoliniche: ma noto che tutti noi consideriamo un diritto inalienabile e conferito dal Cielo che la monnezza che produciamo semplicemente scompaia dal nostro cospetto, come per magia.

Per millenni, gli esseri umani hanno vissuto nella puzza, nella sporcizia e nelle conseguenti malattie. La società moderna (leggi:petrolifera) ci ha offerto la magnifica opportunità di eliminare questo destino ineluttabile. E come per tutti gli altri doni del petrolio, l'abbiamo sprecato fino a finirci seppelliti sotto.

Racconta Econonviolenza (ma non so la sua fonte) che a distanza di 6 mesi in casa nostra rimane solo un misero 1% circa di quanto acquistiamo e vi portiamo. Pare incredibile, ma siccome buona parte degli acquisti si fanno al supermercato (abiti e mobili sono acquisti molto più occasionali) è purtroppo probabile. Inoltre, dice che produciamo ormai al giorno oltre 1,5 Kg pro capite di rifiuti oltre a quelli industriali. Bastano questi due conticini per capire che il problema è a monte: ovvero, se vogliamo che la monnezza continui a scomparire magicamente tocca entrare nell'ottica di produrne molta meno.

Ma ahinoi! Ciò non è solo nostra responsabilità. E' il sistema economico, che richiede si produca "ricchezza" attraverso imballaggi sempre più pesanti e prodotti sempre più usa-e-getta, che addirittura ormai ha fatto sistema dell'obsolescenza programmata (<--- toh, godetevi Roberto Quaglia), quella per cui un oggetto è prodotto appositamente per durare un paio d'anni e non di più. 

Ogni cosa finisca nella spazzatura fa PIL. Fa "ricchezza". Fa "girare l'economia". Ogni oggetto che disgraziatamente dura, che viene riciclato, riusato, convertito è un colpo al cuore di un sistema che funziona solo sul consumo e lo spreco. Da qui, se ne deduce che attendersi che la politica agisca contro l'economia è sogno di bimbo, dal quale dovremmo essere usciti da un pezzo.

Nessun politico, pagato e sostenuto dai poteri economici esistenti, farà leggi che scoraggino la produzione di monnezza inutile. Così come nessun politico farà mai leggi che scoraggino l'uso dell'auto o lo spreco di preziosa benzina. I cancrovalorizzatori rientrano nel quadro: produciamo più monnezza, con cui produrremo più energia per produrre ancora più monnezza.

Io ci sento solo puzza di guai. 

Dic 0727

Il gas e l'Europa.

Pubblicato da Debora Billi alle 09:16 in Gas, Italia


E' un articolo di TOD di qualche giorno fa, che fa il punto sulla situazione gas in Europa. Oltre a consigliarvi di leggerlo, vorrei sottolineare alcune evidenze molto interessanti.

La maggior parte del gas europeo, forse non tutti lo sanno, è di produzione "indigena": dal giacimento gigante olandese di Slochteren (in lento declino dal 1976) e da altri due giacimenti norvegesi. Il resto arriva principalmente da Russia ed Algeria.

Quel è però la situazione che si prospetta in futuro? Per quanto riguarda la Russia, l'articolo sostiene che tutti i giacimenti giganti russi (quelli dell'immagine) siano in declino, e a parte la penisola di Yamal di cui ci aveva parlato Ali Bakhtiari (e di cui si vocifera addirittura che, per venirne a capo, la Gazprom progetti reattori nucleari galleggianti) pare proprio che non ce la farà a mantenere le sue esportazioni verso l'Europa a meno di diminuire quelle verso altri Paesi. Possiamo immaginare le enormi implicazioni geopolitiche di un simile scenario.

Interessanti anche le osservazioni riguardo l'Italia. Il nostro Paese ha una modesta produzione di gas proprio. I principali fornitori, come sappiamo, sono la Norvegia, l'Olanda, la Russia e poi Algeria e Libia. Ma c'è una notizia curiosa: nel 2004 abbiamo avuto un bel po' di importazioni di gas liquido da Algeria, Egitto e Nigeria, poi completamente interrotte dal 2005 (Algeria a parte). Cosa è successo? Pare che le navi gasiere si siano dirette in Francia anzichè da noi. Dà da pensare, in questo quadro, l'ansia rigasificatrice che pervade i nostri politici... sarà la solita ennesima guerra del vino coi cugini? O c'è dell'altro?

Dic 0723

Dai, che perdi il treno.

Pubblicato da Debora Billi alle 08:02 in Italia


Qualche giorno fa parlavamo della shock economy di Naomi Klein (l'avete letto il libro? Ancora no? Avanti marsch!) e di come la parassitaria economia della scuola di Chicago faccia a brandelli interi Stati.

Ecco, se adesso mescolate bene tale orrida teoria al consueto sistema di pastette all'italiana, avete il quadro della situazione in cui siamo in questo disgraziato Paese.

Un ottimo esempio ce lo fornisce un esauriente articolo di Nicoletta Forcheri pubblicato su Luogocomune. Racconta quello che sta succedendo alle Ferrovie dello Stato, con la privatizzazione delle stazioni, i conflitti di interesse, gli investimenti in derivati, la longa manu delle banche che ancora una volta prenderanno tutto. Le Ferrovie, che in futuro dovrebbero essere la nostra salvezza.

Il governo persegue, nei fatti, il sabotaggio con conseguente privatizzazione/regalo, paradigma che oramai conosciamo.

Questo è esattamente quello che si sta facendo a tutti i beni pubblici italiani, mandarli in malora per regalarli alle banche e ai soliti 4 imprenditorucoli di mera copertura.

Sabotaggio. Erano anni che non mi veniva la parola.

Dic 0714

Gianluca Nicoletti, i camionisti e il peakoil.

Pubblicato da Debora Billi alle 00:25 in Italia, Peak Oil


Segnalano in lista Aspo l'ultimo Melog di Gianluca Nicoletti.

Tutta la prima parte è dedicata alla situazione italiana durante lo sciopero dei camionisti, e sono rimasta affascinata nel sentire come Nicoletti si richiami a simboli che uso spesso anch'io: Mad Max e le follie per la benzina, la guerra e le razzie nei supermercati per zucchero e olio...

Ma più di tutto, mi ha colpito il suo approccio da peakoiler alla nostra società dei consumi, dove i centri commerciali si scusano con i clienti per la momentanea indisponibilità dei consueti 57 tipi di biscotti diversi.

 

Dic 0711

In fila per la benzina... finito il gasolio.

Pubblicato da Debora Billi alle 11:17 in Current Affairs, Italia


Stamattina tutto il quartiere era in fila dai benzinai. Le code invadono le strade, dove gli addetti vagano bussando sui finestrini delle auto diesel: "Il gasolio è finito, è inutile che facciate la fila".

Non ho notato alcun segno di impazienza, di nervosismo. La gente reagisce passivamente, accetta la situazione, cerca di tamponare. Forse ricordano ancora quando, nel 1990, ci ritrovammo tutti a piedi per un altro sciopero dei camionisti.

O forse, riflettevo, sono molto meglio disposti ad accettare la "causa di forza maggiore" piuttosto che la "mano magica del mercato". Ovvero: se a causa di future carenze la benzina dovesse aumentare di prezzo a dismisura, probabilmente i cittadini si ribellerebbero. Se viceversa si finisse ai razionamenti, sarebbero accettati molto più di buon grado. Siamo tutti a favore del mercato, insomma, finchè la guerra è solo al ribasso.

D'altronde è comprensibile. Nelle difficoltà, non si vogliono discriminazioni, non si accetta che "chi può" possa cavarsela in barba agli altri. Spero che i nostri politici ci abbiano pensato (lo so, è ridicolo anche solo sperarlo). Quando finirà la pacchia, finirà il mercato, la competitività, la crescita e tutti quei begli orpelli da età dell'oro. Confidiamo nello Stato, che ci faccia tirare avanti. E tutti, ovviamente, in collo a mamma.

 

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