Una guerra di finzioni?

propaganda.jpg Considero prive di ogni sostanza le notizie ufficiali che arrivano dalla Libia da tre giorni a questa parte, quindi non ho potuto commentarle. D'altra parte, voci nella notte, twitter di ignoti, telefonate del cuggino da Tripoli, pur interessanti e significativi, non hanno a loro volta alcuna presunzione di certezza.


Io sono così sciocca da credere ancora nei giornalisti. E così ho aspettato, e ravanato faticosamente in Rete.


Primo reperimento, la BBC. Mi limito a tradurre alcuni brani di questo articolo, dal titolo "Conflitto in Libia: fatti o finzioni?"


Non è stata la prima volta che abbiamo visto certe immagini del figlio di Gheddafi Saif-Al-Islam - se ne stava in piedi su un camion fuori dal compound del padre martedì, sorridendo e mostrando il pugno.


Ma queste immagini sono strane perché, domenica, i ribelli avevano annunciato di aver arrestato il successore del leader libico(*).


Queste immagini mettono a rischio la credibilità dei ribelli e danneggiano quella dell'International Criminal Court e provano, qualora qualcuno avesse ancora dubbi, che questa è una guerra mediatica.


E' una guerra di percezione e di informazione. (...) E' significativo che gli aiutanti di Saif al-Islam sono andati direttamente al Rixos Hotel per svegliare i giornalisti e dimostrare che era ancora libero.


E un articolo dall'Associated Press dice:


Saif-Al-Islam (all'Hotel Rixos) mi ha detto:"Vi state perdendo una grande storia. Venite con me, vi mostrerò i punti più caldi di Tripoli."


Un gruppo di giornalisti è saltato in una seconda macchina, e lo abbiamo seguito insieme ai suoi soldati, nel buio attraverso la città. Sembrava fiducioso e sicuro, e aveva un messaggio da mandare: Gheddafi è ancora al suo posto, ancora combatte e ancora ha i suoi sostenitori. Poi siamo tornati all'hotel.


Non sappiamo come finirà, e vediamo poco di quello che accade. Posso raccontarvi una storia su giornalisti intrappolati, ma la vera storia di cosa sta accadendo il Libia è là fuori. Sfortunatamente, non possiamo raccontarvela.


(E allora CHI ce la sta raccontando?)


Poi anche l'Huffington Post:


Ma seriamente, gente, cosa è successo al giornalismo? (...) Sembra che i media occidentali siano diventati il braccio della propaganda dei ribelli. O forse è solo pigrizia terminale.


Diverse settimane fa i ribelli hanno ammazzato il loro comandante militare, pare per via del fatto che fosse della tribù sbagliata. Non abbiamo mai avuto una spiegazione, e le domande dei media sono state fermate.


Mesi fa, alcuni reporters a Bengasi hanno notato che i Jihadisti dell'Est che erano stati ad ammazzare americani in Afghanistan stavano tornando in Libia per fornire ai dilettanti ribelli un po' di preparazione professionale. Avete sentito qualche giornalista parlarne? Come entreranno costoro nel governo nazionale? E cosa dire di quelle operazioni coperte, mercenarie, che preparano e forse guidano le milizie?


Gli esperti di intelligence di Washington si sono chiesti come prevenire che il nuovo governo "venda" armi ad Al Qaida in futuro. Ma non si chiedono perché dovremmo preoccuparci di Al Qaida che compra armi da un governo, quando Al Qaida potrà essere parte di quel governo che possiede le armi.


Noi serviamo il pubblico riportando solo quello che sappiamo e abbiamo confermato come vero. Si chiama integrità giornalistica. La quale è a quanto pare andata persa - e non solo alla Fox, ma in tutta la stampa mainstream mondiale. Vergogna.


Non c'è molto altro, appunto, nei media mainstream. Vorrei aggiungere solo due parole sulla stampa nostrana: La Repubblica sta facendo un lavoro indecente, che va oltre persino il concetto di propaganda, con "i cecchini del rais sparano ai bambini" è scesa a livelli che neanche in nord Corea o ai tempi del maccartismo. Qualcuno critica anche Il Fatto, dove mi capita talvolta di scrivere. C'è una differenza importante: sul Fatto sono possibili i commenti (cosa che Repubblica impedisce), e se li leggete scoprite con sbalordimento quanto la gente sia infuriata verso quella che percepisce come vergognosa guerra di propaganda. Il Fatto se ne è accorto, e ha moderato un po' i titoloni scandalistici. Gocce nel mare.


(*) La BBC, che ha una dignità giornalistica, non chiama Gheddafi "il rais".


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