Terreni inquinati: spazio per rinnovabili, e biocarburanti

In USA pensano di riconvertire i terreni inquinati alle rinnovabili. E perché non i biocarburanti?

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Sembra che anche la Environmental Protection Agency e l'Energy Department USA abbiano finalmente avuto l'illuminazione di cui molti ambientalisti parlano da anni. Meglio tardi che mai. Riporta Bloomberg:


L'EPA stima che ci sono 490.000 siti contaminati negli Stati Uniti, per un totale di 6 milioni di ettari, sia in zone urbane che rurali. Riutilizzate queste terre per progetti di energia rinnovabile offre benefici economici e di altro genere. Catturare il sole e l'energia del vento in zone da riqualificare, tetti, parcheggi e terre abbandonate può fornire gigawatt di energia pulita.

Ma non solo sole e vento. I biocarburanti sono forse la peggiore eresia da greenwashing, sfruttamento e fame invece di "energia pulita". Ma esiste una ed unica situazione in cui i biocarburanti possono rappresentare una soluzione: quella dei terreni inquinati da bonificare. Penso a certe zone del Casertano, e della (ex, purtroppo) fertile terra campana ormai irrimediabilmente rovinata dalle ecomafie e dai rifiuti tossici lì sversati. Una riconversione alla produzione di mais o cereali per biocarburanti significa far tornare quella terra a produrre.


Certo, magari con l'aiuto di qualche biotecnologia che faccia crescere il mais di un bel colore blu. A scanso di equivoci, ed onde evitare di ritrovarci a condire l'insalata col biodiesel. Sapete com'è, siamo in Italia.


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Foto -  Flickr

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