E adesso, massacriamo l'Antartide.

Non paghi di aver ridotto gli orsi polari all'annegamento nel Mare Artico, ora noialtri umani consumatori procediamo a trivellare tra i pinguini. Sarà che mi cullo nella fantasia che i ghiacci antartici nascondano le millenarie rovine atlantidee, ma l'idea di andare a rovinare l'ultimo continente intonso un po' mi disgusta.

Eppure, malgrado il trattato di Madrid proibisca lo sfruttamento dell'Antartide fino al 2048, parecchi Paesi stanno affilando le armi diplomatiche per andarci a piazzare la bandierina sopra. Motivo? Devo dirvelo? Ovviamente il petrolio. Secondo l'EIA Factbook sotto il Mare di Ross ci sarebbero 50 miliardi di barili, più o meno le riserve dell'Alaska.

E così, la Corea vuol metterci una base, il Venezuela ne occhieggia le risorse, il Cile manda il Ministro in gita e corre a riaprire la vecchia base, e anche la Gran Bretagna, qualche mese fa, ha sfacciatamente dichiarato che un pezzo di Antartide è roba sua (e no, gli argentini non sono contenti per niente). L'Australia esagera, e pretende addirittura il 42% del territorio, spingendosi fino ad aprire la prima linea aerea passeggeri del mondo a quelle latitudini.

Diceva Ali Bakhtiari: Spero che l'industria petrolifera non si spingerà fino in Antartide, ma oggi non ne sarei così sicuro. Sapete, quando il prezzo arriva a 200 dollari al barile, tutto può succedere...

Reggerà, quel trattato, fino al 2048?

 

 

 

 

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