Il mese di Dicembre è quello dedicato ad oroscopi, previsioni e pronostici per il nuovo anno. Su TOD ne discutono in un post fresco fresco: quale sarà il prezzo del barile tra un anno?
Si nota, nel post, che dal febbraio scorso una risalita della domanda mondiale del 2,3% ha determinato un aumento del prezzo (WTI) di oltre il 99% (da 39,16$ a 78,08$). Così, sostiene Euan Mearns,
in termini semplici, se tale relazione continua a tenere il prezzo futuro sarà determinato dalla domanda, e il problema ridotto a prevedere la domanda globale di petrolio-non un compito semplice. Da notare che dall'attuale posizione di 86 milioni di barili al giorno, una crescita della domanda di appena 2 milioni di barili riporterebbe il prezzo ai livelli della scorsa estate (quasi 150$), mentre una discesa della domanda dei medesimi 2 milioni di barili ricondurrebbe il prezzo a 50$.
E voi, come la vedete?
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Interessantissima questa recente affermazione dell'ex Presidente della Saudi Aramco, Sadad Al Husseini:
Se arrivi, ad esempio, a 90 dollari al barile, vuol dire che stai usando il 4,5% dell'economia globale per il petrolio. Ciò è di per sé un limite insuperabile - non si può andare avanti indefinitamente e in più usare costose alternative senza distruggere l'economia e la domanda. Così, abbiamo questo limite sui prezzi e su quanti carburanti alternativi possiamo immettere sul mercato.
Un commentatore australiano si prende la briga di analizzare l'interessantissima questione. Ad esempio, nota che la maggior parte delle recessioni a partire dal 1970 seguono un periodo di grande aumento dei prezzi del greggio: l'economia non può evidentemente tollerare una spesa petrolifera superiore al 5/6% del PIL. Di conseguenza, si pensa che il record di 147$ al barile raggiunto lo scorso anno possa rappresentare una sorta di prezzo peak, che non sarà mai più raggiunto perché fisiologicamente uccide la domanda.
Quello che mi piace di più di questa teoria è che finalmente il concetto di "demand destruction" è ricondotto in termini più logici di quanto fatto finora, ovvero la semplice equazione meno soldi in giro=meno benzina nei serbatoi o meno prodotti petroliferi per l'industria. Tale equazione ha condotto a infinite diatribe, a discussioni sul filo dello zero virgola, e spesso persino a tentativi di smentita del peak sulla base di assurdità quali i chilometri percorsi dai vacanzieri disoccupati.
Il collegamento tra crisi e petrolio è così in una prospettiva completamente diversa. Ed accettando questo filo logico, potremmo usare il limite del 5% del PIL mondiale per prevedere agevolmente i prossimi aumenti/ribassi di prezzo del barile e persino le prossime recessioni. Che giochino interessante...
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- Molte delle tartarughe in mostra al Sea World trascorreranno tutta la vita in cattività e non sapranno mai cosa significa vivere nell'oceano.
- Che culo.
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Domenica pomeriggio, bimbo con la febbre, si gioca a Farmville: il social game via Facebook che sta ottenendo un successo planetario, con 60 milioni di iscritti e tanto di articoli sul New York Times, il Los Angeles Times e persino Fortune e Forbes.
Si tratta di mettere su una fattoria virtuale, con semine, raccolti, mungiture e frutteti, collaborando con gli amici facebookiani che si dedicano alla medesima attività. Una cretinata? Probabile: ma se poteste vedere la mia lista di colleghi contadini, vi trovereste insospettabili docenti universitari, ingegneri, giornalisti e blogstar che ogni giorno meticolosamente fertilizzano e raccolgono cocomeri o mirtilli. E naturalmente molti attivisti di sostenibilità, decrescita e questioni energetiche, alcuni anche piuttosto conosciuti.
Cos'ha Farmville di tanto attraente? Qualcuno l'ha definito "una fattoria virtuale per braccia strappate all'agricoltura", e devo dire che condivido parecchio tale sintesi. Oltre alla carineria dei baby tacchini e delle pecore nere, infatti, ciò che attrae è la possibilità di curare una fattoria in una versione disneyana in cui non gràndina mai, gli olivi non hanno la mosca, le zucchine non prendono l'oidio, e non c'è neppure bisogno di irrigare. Madre Natura fa tutto da sola, una cornucopia di abbondanza in cui si cresce a oltranza e ci si amplia senza fine.
La cosa forse più divertente di Farmville è scoprire l'atteggiamento mentale di ciascuno, nell'intraprendere tale vita contadina da cartoon: chi si dedica anima e corpo alle decorazioni, chi cresce con lentezza godendosi i piccoli passi, e chi si danna la vita per far soldi. Un amico ingegnere, con un enorme "latifondo" tutto a peperoni e pecore e cavalli crudelmente ammucchiati in un angolo, ai miei rimproveri ha risposto "Che mi frega, devo accumulare soldi per farmi la villa". Villa virtuale, ovviamente, che a quanto pare è mèta ultima di molti dei farmvilliani più consumisti.
Qualcuno sostiene che la Farmville-mania sia frutto di un recondito desiderio di tornare all'antica vita bucolica. Una vita bucolica concepita alla cittadina, mucche con gli occhioni e fragole giganti mentre il sole splende e non esiste crisi. Un passatempo che, in era post-peak, ricorderemo con nostalgia.
O forse con rabbia, pensando che avremmo fatto meglio ad imparare a coltivare davvero.